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Viva Colonia 2006
Il carnevale di Colonia tutti gli anni si inaugura l'11/11 alle 11:11. Questa volta c'erano anche Ale, ZoT e Nick!

Sabato 11 novembre - It's party time!

Il grande giorno. Ancora incerti su “cosa” ci stia esattamente aspettando ci muoviamo per essere per le fatidiche 11:11 dell’11/11 in Heumarkt, dove si darà ufficialmente il via al carnevale. Le info al riguardo sono contrastanti: alcune danno l’evento come una grande festa popolare, altre lo dipingono come un rituale burocratico, povero di vena goliardica. Di nostro possiamo dire che non ci siamo ovviamente documentati per tempo...
I nostri timori cominciano a dissiparsi già sulla S-bahn: orde di persone di ogni età (tra)vestite nei più disparati costumi convergono compatte verso il centro, e tutte già con la loro bella birra in mano! Ci sa che sarà una giornata parecchio lunga e impegnativa…

La Hauptbanhof sembra un circo esploso a raggiera, un formicaio brulicante di colori e di gente che sfreccia di qui e di là nei più disparati e originali costumi. Impreparati a tanto clamore rimaniamo inebetiti per diversi minuti, poi usciamo sulla piazza del Duomo, già strapiena di gente e bande musicali improvvisate. Da qui verso Heumarkt lungo le vie pedonali del centro.
Noi tre siamo praticamente gli unici vestiti “normali”… la cosa è assolutamente imbarazzante. Per fortuna in un negozio di paccottiglia troviamo tre parrucconi afro in tricolore italiano, probabili fondi di magazzino degli ultimi mondiali. Per la par condicio prendiamo anche una collana di fiori stile hawaiano coi colori teutonici. Adesso si che ci integriamo bene e possiamo finalmente entrare in modalità carnevale.
La folla di gente si fa sempre più pressante all’avvicinarsi di Heumarkt, dove raggiunge una concentrazione da fusione nucleare… non passa uno spillo!
Conquistiamo a fatica delle birre (la nostra colazione!) ad uno degli innumerevoli venditori d’occasione sparsi per la città e proviamo l’assalto frontale alla piazza, dove sul palco centrale si esibiscono degli ottuagenari locali. Questo è il punto di non ritorno: siamo perfettamente incastonati l'uno con l’altro in una sorta di puzzle collettivo. Per poter solo respirare dobbiamo desistere e tornare sui nostri passi… mai vista una bolgia del genere! Per dovere attendiamo qui le famigerate 11 e 11, momento in cui la folla esplode come a capodanno, ma, tutto sommato non c’è una grande differenza rispetto alle 11 e 10: il delirio non ha orari!

Dopo il via ufficiale abbandoniamo la piazza e cominciamo il nostro peregrinare per le vie della città vecchia e del lungo-Reno, per l’occasione tutto trasformato in un unica grande baraonda festante.
Si festeggia in strada, si festeggia nei pub e nei locali stracolmi di gente, dove anche se si riesce a entrare, muoversi, ballare e perfino bersi una birra diventano una conquista. Coi nostri parrucconi tricolore ci facciamo belli e, con un certo orgoglio, rispondiamo con un semplice sorrisetto e l’indice e il medio alzati a V a quanti provano a provocarci, che la batosta mondiale è ancora fresca… In verità non sono molti, anzi, sono parecchi quelli che invece ci salutano acclamandoci come Weltmeister con pacche sulle spalle e sorrisi (non sappiamo fino a che punto sinceri, ma va bene così); altri ci fermano e vogliono fotografarsi con noi.

Il tour de force continua ininterrottamente di bar in bar, di pub in pub, di birra in birra, per tutto il giorno. Le funzioni fisiologiche vengono espletate in lunghe grondaiette appositamente installate sui marciapiedi, en plen air, con buona pace della privacy, mentre le ragazze devono sottoporsi ad interminabili file alle toilette pubbliche.
A metà pomeriggio riusciamo a trovare un po’ di spazio vitale nel Siam, dove ci intratteniamo e dilunghiamo in danze, bevute e contatti vari con un gruppo di crucche di Dusseldorf in trasferta e altri avventori e avventrici locali in uno stillicidio di marcette e inni alla gioia di purissimo stile teutonico. “Viva Colonia!” ormai la cantiamo a memoria e a squarciagola pur non capendone una parola...
Da qui usciamo solo a sera ormai fatta (lei, ma anche noi), inebetiti dalla birra, dai canti e dai balli, sudati ma sempre coi nostri fidi parrucconi in testa.

Time Out

L’altra zona di Colonia brulicante di locali è quella di Rudolf Platz, così decidiamo di dirigerci lì per vedere che aria tira. Non siamo un bello spettacolo: Ale è a dir poco stremato nonché alquanto annebbiato dall’alcol, Nick ha bisogno di un paio di piedi bionici o, in subordine, di un pediluvio nel Mar Morto, ZoT ha le pupille a forma di schnitzel e secerne luppolo... Abbiam bisogno di una pausa! L’unico locale che ci accoglie nella zona commerciale è la rinomata (?) Pizzeria Bepi: ebbene sì, siamo così conciati da concederci, per una volta, un pasto “italiano” all’estero...
All’arrivo in Rudolf Platz, l’ambiente ci pare più tranquillo e fighetto rispetto al casereccio e festaiolo lungo-Reno e quindi votiamo per tornare laggiù con rinnovato vigore.
Qui giriamo un altro paio di locali e veniamo immediatamente risucchiati nella “movida” della città vecchia.
La tappa finale della serata è il Flanagan Irish Pub, già “testato” la sera prima. Di Irish ha ben poco ma schiera una bella pista da ballo e una notevole e variegata clientela: anche la musica è un filino più varia e accattivante rispetto al trash teutonico degli altri posti, anche se Viva Colonia non se la fanno mancare nemmeno lì. Il pub è molto più pieno della sera prima e noi ci lanciamo nelle danze e nella birra (eh lo sappiamo, siamo un po’ banali!).
Qui assistiamo allo spettacolo inconcepibile di Ale che, preda di fitte lancinanti allo stomaco, si fa violenza e chiede al bar ben due bicchieri due di acqua! Incredibile. Zot e Nick non credono ai loro occhi e soprattutto non credono che lo zingaro abbia potuto pagare un bicchiere di acqua ben 3,50€! Molto più della birra.
Fatto sta che Ale tiene il campo fino al limite fisico dopodichè abbandona e, non si sa come, torna all'albergo esausto e sofferente. ZoT e Nick, solidali come sempre, lo salutano e rimangono a dimenarsi e mietere vuoti.

ZoT, sempre parruccato si scatena in pista mentre Nick ai bordi seduce (con inspiegabile discreto successo) un’avvenente giamaicana con amica al seguito coi suoi sinuosi (???) movimenti di bacino. Il tempo di qualche ballo proibito e qualche strusciamento, che scoccano le 2 e il locale tira i remi in barca.
Zot e Nick ormai vanno avanti per inerzia e all’uscita del pub si imbattono in Valentina e Amanda, due svizzerotte che sono lì con amici di varia nazionalità. Fanno gruppo con loro per un kebabbone, con l’obiettivo di raggiungere una disco aperta fino all’alba, peccato però che un francese del gruppo (tzé) collassi definitivamente e la comitiva si sciolga.
Allora i nostri salutano e si trascinano verso i giacigli all’hotel (dove Ale è in catalessi irreversibile) quando ormai sono le 4 abbondanti, devastati ma molto soddisfatti, raggiungendo le 17 ore consecutive di veglia, birra, balli e km macinati in giro per la città!

Domenica 12 novembre - Schokolade Museum

Il mattino dopo, in un sottofondo di giunture scricchiolanti e vertebre incrinate, riguadagniamo una posizione semi-eretta e paghiamo l’hotel, puntando diretti verso l'Hauptbanhof, dove intendiamo lasciare i trolley. Qui Ale rimane estasiato dall’avveniristico sistema automatizzato di custodia dei bagagli; trattasi di gabbiotti a pagamento (4€ per 24 ore) completamente automatizzati, nei quali il bagaglio magicamente sparisce verso non si sa quali lidi sotterranei. Ci viene il sospetto che lì sotto lavorino intere comunità di cinesi in condizioni di schiavitù, ma non indaghiamo oltre.

Abbiamo fame e dopo aspro dibattito optiamo per lo Schweik, locale ceco ispirato all’omonimo “buon soldato” dei racconti di Hasek. Siam lì tranquilli a scegliere le nostre rispettive pietanze, quando arriva il cameriere che, con aria complice ma autoritaria, si rivela italiano e ci consiglia “caldamente”, senza neanche darci il tempo di fiatare, di prendere tutti lo stesso piatto (bisteccone con patate fritte) pena attendere almeno ¾ d’ora prima di essere serviti, che il cuoco è lento e c’è parecchia gente prima di noi! Impreparati a un tale “servizio” accettiamo e ci arrendiamo senza condizioni. Aspettiamo lo stesso una vita, ma la carne non è male.
Anche al momento del dolce l’amico cameriere tenta nuovamente di rifilarci il dolce che vuole lui, motivandolo che a noi italiani potrebbero non piacere certi gusti tipicamente teutonici, ma qui scatta l’istanza di autodeterminazione di Nick che si ribella e pretende un dolce-bomba a base di more. Era meglio se dava ascolto al cameriere: arriva un mostro violaceo indigeribile che gli rimarrà sullo stomaco per mesi ma che lui, stoico, affronta con abnegazione salvo cedere a ZoT l’ultimo pezzo: ma almeno l’orgoglio è salvo!

Al volo manca ancora qualche ora. Come impiegarle? Tra il Romische Museum, il Lüdwig Museum e il Schokolade Museum (lungo il Reno, anzi proprio sopra), noi decidiamo per quest’ultimo, quello ovviamente più carico di contenuto culturale…
Ci sfugge un po’ il perché Colonia sfoggi un Museo del Cioccolato (in base a quali meriti?) e soprattutto perché questo sia in verità la fabbrica locale della Lindt (che ci risulta svizzera), ma non stiam lì a farci troppi problemi. Il museo non è certo imperdibile, ma la visita tutto sommato è piacevole e ci scappa un assaggino gratis, o più assaggini se fate i furbi e vi mettete in fila più volte tipo Ale…

Ormai è ora di raggiungere l’aeroporto: recuperiamo i trolley e via che Germanwings ci aspetta.
Peccato che nel weekend del “vero” carnevale noi saremo a Valencia, ma prima o poi torneremo qui a far danni!

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