Zingarate
 

Zingarata a Valencia

Partecipanti: Ale, ZoT, il Nonno
Guest stars: Nick O'Lean
Date: 9 - 11 febbraio 2007
Mezzo: volo Clickair Malpensa-Valencia

Venerdì 9 - Tutto in una notte


Quando hai una meta che ti stuzzica da un po' di tempo, stai sicuro che presto o tardi arriverà un'offerta che sembra proprio fatta apposta per fartela raggiungere.
Nel nostro caso la meta è Valencia e l'offerta è quella del lancio della rotta della Clickair: 50 euri a/r puliti puliti.
L'equipaggio ricalca quello delle ultime mirabolanti imprese: i soliti perdigiorno Ale, ZoT e Nick a cui si aggiunge il Nonno, e tanto basta per catalogare quest’uscita come zingarata.
L'operativo Clickair prevede la partenza il venerdì sera parecchio tardi: -"ottimo, non dobbiamo chiedere ore al lavoro" - con arrivo intorno alla 1:30 di notte. Da qui una deprecabile idea si fa largo nelle nostre menti bacate: -"Andiamo al risparmio. Niente albergo il venerdì notte, in vita fino a sabato mattina, poi ci si presenta alla pensione e si dorme un po' il pomeriggio". Sulla carta sembra facile...

Va da sé che l'obiettivo è quello di recuperare ore di sonno durante il volo, quindi il goliardico gruppone di schiamazzanti maschioni in fila con noi all'imbarco, decisamente più che allegri ed in probabile trasferta di addio al celibato, non ci rende particolarmente felici...
Il dio dei morti di sonno per fortuna ci viene in soccorso con le fattezze di un addetto Clickair che, una volta sull'aereo, tiene un discorsetto ai casinisti, già in assalto scomposto alle hostess. Da quel momento si sono zittiti! Ci rimarrà il dubbio di come li abbia minacciati...

All'arrivo optiamo per un taxi per ottimizzare i tempi, che è già abbastanza tardi. La destinazione è la Pension Levante, sagacemente scovata dal solito Ale ad uno sputo dalla centralissima Plaza la Reina. Camera da quattro con bagno in comune per poco più di 22 euri a testa, sistemazione adeguata al prezzo e gestori sudamericani simpatici e gentili (dopo l'attimo di smarrimento sulla data esatta della nostra prenotazione, cioè...). La pensione in origine era un bordello e noi speravamo in una sciccosa e lussureggiante stanza con specchi, velluti rossi, catene e incursori vari, ma ci han spiegato che quelle camere sono per le coppie (giustamente...) e son più care. L'ultimo giorno il tizio ce ne ha fatte vedere un paio e non erano per niente male...

Una volta lasciati in custodia i trolley ci dirigiamo verso Calle Caballeros. Come previsto, la via è tappezzata di locali fotocopia e strapiena di bella gioventù. Iniziamo il giro mischiandoci agli avventori di un paio di posti; si fa fatica ad entrare, la musica va a palla, gli alcolici son meno cari che da noi... tutto come da programma, insomma! Il pensiero va riverente a Zeta, guru della nostra ultima missione spagnola, ed al suo sempre attuale insegnamento: -"un bar ogni 30 metri!". Diciamo che ci mettiamo d'impegno per celebrarlo degnamente...

Il momento di cercare una discoteca arriva dopo poche ore; le indicazioni degli indigeni ci indirizzano al Mocambo, localone in Plaza del Ayuntamiento.
Qui tiriamo chiusura perfettamente trasparenti alle diverse signorine presenti: mai successo che noi in Spagna si riesca a combinare qualcosa ...
Da segnalare la farmacia che ha preso il posto del bagno; tra polverine e pastiglie di vari colori in bella mostra sembra di essere nello spogliatoio di una squadra di ciclismo. C'è più traffico qui che il lunedì mattina in tangenziale...

Dal Mocambo ci buttano fuori alla chiusura, che ormai albeggia. E' il momento di fare colazione e la scelta cade sulla vicina stazione. Qui ci trasciniamo in stato catatonico e praticamente con la stessa vitalità di un panettone di cemento. Il Nonno, invidiatissimo, riesce ad appisolarsi sulle scomodissime sedie, mentre noialtri ci mischiamo alla variegata umanità da stazione ferroviaria che ci circonda.

Lo schifosissimo cappuccio ci da però la forza di tornare in Plaza la Reina dove muoriamo sulle panchine al primo sole. Scatta la caccia al genio che ha avuto l'assurda idea di resistere una notte svegli, che queste cappellate si fanno a vent'anni, mica adesso! Ci sono vari palleggiamenti di responsabilità, ma l'assemblea del popolo inividua con sicurezza il colpevole nella figura del webmaster: viene condannato a castrone punitivo plurimo, con sospensione della pena per manifesta stanchezza dell'assemblea stessa.

Sabato 10 - Mascalzoni zingari


L'ennesima astutissima idea: -"andiamo a dormire al mare!"- vede quattro zombie ciondolanti muovere alla ricerca della spiaggia con gli ultimi sprazzi di lucidità. Che non devono essere poi molti, visto che la spiaggia non la troviamo...

Troviamo invece il porto allestito per le regate della Coppa America e, abilmente camuffati da operai (qui è ancora tutto un cantiere), ne approfittiamo per curiosare un po' nei dintorni. Gli scafi sono nascosti e protetti peggio di Fort Knox, riusciamo solo a girare un po' per i capannoni e a vedere i marinai che arrivano in mountain bike per l'allenamento mattutino; tutti abbronzati, sorridenti e muscolosi. Dura la vita del marinaio...
Si segnala il Nonno che, da buon uomo d'ufficio acquisti, si lancia in sogni di faraoniche produzioni di felpe per zingarate.com stile quelle di "Mascalzone Latino" che ha appena visto nei negozi del porto...

A mezzogiorno passato giunge l'ora di andare a dormire: prendiamo finalmente possesso della nostra stanza e soccombiamo in santa pace nei letti a castello, insensibili agli schiamazzi della strada di sotto e ai 40 gradi di temperatura.

C'è chi il fisico ce l'ha e chi no: gli zingari non ce l'hanno ma suppliscono con la birra e i solomilli. Dopo poche ore di sonno siamo infatti belli pimpanti (beh, quasi...) e schierati tutti e quattro nella turisticissima Plaza la Reina per un aperitivo all'aperto a base di Cruzcampo e paninetti con ogni ben di dio (qui li chiamano montaditos), versione più sostanziosa delle onnipresenti tapas.

Un montadito tira l'altro e soprattutto tira la volata alla irrinunciabile cena a base di paella. La scelta del ristorante cade sul ristorante La Riuà, tipico localone di quartiere (vogliamo restare in zona) con clientela equamente divisa tra turisti e autoctoni.

Per il post decidiamo di puntare all'altra zona di locali, quella in Calle Juan Lloréns e dintorni. Si tratta anche qui di un vialone tappezzato di discobar belli pieni in cui ci mischiamo dando inizio al solito walzer di balli e bevute. La stanchezza si fa sentire però, e quando i locali volgono a chiusura solo Zot e Nick se la sentono di riprovare con la discoteca: scelgono di bissare il Mocambo ed il giorno dopo parleranno di un serata parecchio gaya ed equivoca. Possibile che la sera prima non ci fossimo accorti di questa caratteristica del Mocambo? Ecco perché non abbiamo cuccato (see)...

Domenica 11 - La città della scienza


Il programma dell'ultimo giorno è facile: visita della città delle arti e della scienza, visione del 6 nazioni di rugby, cazzeggio senza un perché e ritorno a Milano in serata.

Prima la cultura. Bisogna ammettere che quando gli spagnoli si impegnano, fan le cose proprio per bene.
La Ciutat, che sorge su quello che era il vecchio letto del fiume Turia, merita da sola la visita di Valencia. Un tot di musei e palazzi a tema, l'istituto Oceanografico, il palazzo delle Arti: edifici modernissimi di vetro e acciaio, circondati dall'acqua dei numerosi laghetti artificiali. L'insieme è splendido.
Chiaro che mettere in piedi tutto questo ambaradan dev'essere costato un patrimonio; questo forse il motivo dei prezzi da rapina legalizzata che chiedono all'ingresso...
Il Nonno e Nick passano la mano, mentre ZoT ed il lestofante Ale (forte della sua finta tessera da giornalista che gli garantisce l'ingresso gratuito) decidono di visitare il Museo della Scienza del Principe Filippo.
Come tutti i musei con lo stesso nome è pensato per avvicinare i bambini al mirabolante mondo di Newton e compagni di merende, e quindi gli esperimenti ed i giochini si sprecano; diciamo che è pensato più per i piccoli che per gli adulti. Ciononostante, è parecchio interessante.

Il ritrovo successivo dei quattro zingari è nel pienissimo pub Finnegan's, in centro. Qui vediamo l'Italia di rugby perdere contro l’Inghilterra e ci scofaniamo un paio di pinte. E' quasi ora di andare in aeroporto, c'è giusto il tempo di fare due passi nelle viuzze del centro storico (molto bello il Mercado Central) e per l'aperitivo in una costosissima trappola per turisti direttamente in Calle de San Vicente Martir. D'altronde, come si fa a resistere a tutto quel ben di dio di tapas in bella mostra sul bancone?

Alleggeriti di un paio di banconote da dieci euri a testa (meno male che abbiamo risparmiato sul dormire), ma con la pancia ben piena, ci dirigiamo verso l'aeroporto, che anche questa zingarata è finita.

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