Mercoledì 8 agosto - Ulan-Ude
Dopo la
lunga notte di treno funestata dai controlli di frontiera, veniamo
svegliati di prima mattina dalla nostra provoditsa. Siamo
arrivati a Ulan-Ude, capitale della repubblica dei Buriati, Buriazia per
gli amici, dove prevediamo di passare un paio di giorni.
Scarpinando
per la città ancora addormentata per buoni 20 minuti coi
nostri mostri sulle spalle, raggiungiamo a piedi la centrale ploshchad
Sovetov, classica piazzona stile URSS che però vanta un
primato, essendo cintura nera di testa di
Lenin: ospita infatti
la più grande capocciona del mondo del piccolo padre. Per
fortuna si sono limitati alla testa, altrimenti il corpaccione
intero avrebbe rivaleggiato per dimensioni con la statua della
libertà!
L'adiacente Hotel Baikal è il nostro obiettivo:
a quanto dice la nostra fedele Lonely
Planet è in posizione
centralissima (e fin qui non ci piove) ed ha prezzi alquanto ragionevoli.
Peccato che nel frattempo sia stato completamente ristrutturato (anzi, stanno ancora dipingendo la facciata)! Adesso si chiama
Baikal Plaza, è stramoderno, con marmi, cristalli e camerieri
in livrea, e i prezzi si sono adeguati... Dato che ci passeremo
una notte sola, decidiamo che possiamo permetterci il lusso e accettiamo
la camera che ci viene proposta, abbastanza sciccosa, al costo
di ben 3.000 rubli.
Il tempo di assorbire il colpo con un'ottima
doccia e usciamo per iniziare l'esplorazione
della città.
Subito, davanti all'albergo una sorpresa: ci troviamo parcheggiata
una vettura inglese tutta asfaltata di adesivi del rally Londra-Ulan
Bator. Il pensiero zingaro va riverente a quel pazzo di AleC e
compagni ed alla loro Uno: ce l'avranno fatta a raggiungere la
capitale mongola?
Dal piazzone, l'onnipresente Ulitsa
Lenina scende
verso sud fino alla prestigiosa Cattedrale
Odigitria, diventando
per un lungo tratto una piacevole via pedonale con pubblici esercizi
e immancabili fontane d'ordinanza. Il nostro occhio allenato guata
bramoso gli esercizi commerciali, ma nota purtroppo che, tra un
cellular shop ed una banca, i baretti sono ben pochi.
In cima,
all'inizio della Lenina, c'è invece il mastodontico Teatro
dell'Opera, purtroppo in ristrutturazione, ed un Arco
di Trionfo che conduce alla piazza con testone leninista. Vista la bella giornata
di sole e soprattutto i latrati gastrici che ci pervadono, ci fermiamo
in un simpatico baretto, che chiamandosi "Venezia" ci
consente di cimentarci con la sfida estrema alla pizza
buriata!
Ci destreggiamo col menu in cirillico e riusciamo a piazzare l'ordinazione.
Con nostra somma sorpresa la pizza non è affatto male e
ce la gustiamo, osservando curiosi il passaggio nella via pedonale.
Rifocillati, percorriamo tutta la via fino alla fine e ci addentriamo
nella Ulan-Ude meno patinata e più "genuina",
con le micidiali case in legno che già ci avevano dato il
tormento l'anno scorso. Questa zona della città, l'originario
quartiere dei mercanti, fa un po' cagare, anche e soprattutto per
via del quantitativo di rifiuti che fa "bella" mostra
di sé. Lo squallore la fa da padrone anche sul lungofiume,
dove ci avventuriamo alla ricerca dei tendoni estivi promessi dalla
solita Lonely: cocci di vetri e sporcizia ovunque, baretti nessuno.
C'è persino un incongruo stabilimento balneare sul fiume
Selenga, che stranamente è vuoto...!
Che dire, il sindaco
evidentemente si è occupato di abbellire solo la Lenina,
il classico "salotto buono". Scatta allora la strategia
di emigrazione zingara in Buriazia: se la Mongolia prevedeva la
trasformazione in orda, qui a UU il piano è di candidarsi
a sindaco della città mediante la definizione di
un programma politico con piatto forte la riqualificazione del
lungofiume e delle vie adiacenti, che ci permetterà di vincere
a mani basse le prossime elezioni comunali!
Visto che il cittadino locale
non sembra molto dedito al gozzoviglio nei luoghi canonici (il
Buriato, vista la sua ascendenza mongola, ha evidentemente ben
altro a cui pensare), ci dedichiamo ad altro. Prima di tutto acquistiamo i biglietti per la successiva tappa ferroviaria fino
a Chita da una tanto cortese quanto monoglotta signorina di un agenzia bigliettifera (nulla da fare invece per il Chita - Khabarovsk: da quanto abbiamo capito le prevendite non erano ancora aperte!?); dopodiché puntiamo alla cultura con la visita al Museo
di Storia Naturale, fotocopia degli altri della regione, con vari bestiacce
impagliate e con un modellino in scala del lago Baikal. In generale
gli abitanti di questa regione sono molto orgogliosi e consapevoli
della loro identità culturale e, a poco a poco, l'indefinibile
sentimento tipico di questa regione, che chiameremo la burianza,
si fa strada anche in noi (la burianza, è una danza, che
si balla nella latitanza...). Solo l'assenza della burianza non ci aveva fatto apprezzare, fino a quel momento, il fascino della lattina arruginita sul muretto del lungofiume, il fatiscente cantiere periferico ed il cavalcavia della tangenziale in pieno centro!
Finalmente rinfrancati, ci separiamo: Ale si spara un pisolo mentre
ZoT si avventura fino all'Elevator, nuovo rutilante centro commerciale
multifunzione con cinema e tutto il resto, nuovo polo
commerciale di UU, che comunque lascia un po' il tempo che trova.
In serata ci rechiamo a mangiare al Café Elite, bel locale
all'aperto, all'inizio della Lenina, dove -sorpresa!- incrociamo
una coppia di italiani arrivati qui direttamente da Mosca con destinazione
Mongolia (5 giorni senza mai scendere dal treno, un vero massacro!)
con i quali ci scambiamo opinioni sia sul viaggio che sull'insidioso
menu della casa. Da notare la civile abitudine di segnalare di
fianco ad ogni piatto il tempo necessario per la preparazione.
Il piattone di carne di ZoT richiede ben 40' di setup, che verranno
peraltro ampiamente sforati.
Per la sera ci stazziamo in un locale
ospitato nell'ambito del Mir Igry, casinò multiforme nelle
adiacenze del centro cittadino. Nello specifico, trattasi di una
sorta di birreria con tavolini all'aperto. Dopo 5' in cui Ale rischia
l'assideramento (era uscito in maglietta per fare il gradasso)
optiamo per i tavolacci in legno al chiuso, gustandoci un bel po'
di mp3 stile gangsta-rap, che ben presto ci smarronano gli zebedei.
Dire che siamo invisibili al gentile pubblico locale è riduttivo...
Abbiamo comunque la conferma che il Buriato medio non perde tempo
a divertirsi: i locali chiudono tutti alla mezzanotte!
Forse rimangono
aperte le discoteche? Noi puntiamo alle uniche due individuate
a suo tempo su internet. Il Fabrika è chiuso: apre solo nei weekend,
mentre il Club Epizentr si rivela un posto da under 18... ci facciamo
giusto una birra e poi un po' delusi andiamo a dormire. Chissà,
forse nel weekend la città esplode di vita, ma il mercoledì sera
Ulan-Ude non è esattamente Las Vegas!
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Giovedì 9 agosto - K come
kvas (e kultura)
Secondo
ed ultimo giorno ad UU, per cui dobbiamo sgombrare dal nostro prestigioso
hotel. Ci svegliamo tardi e lasciamo lì gli zaini, che tanto
la partenza per Chita è prevista per le 18.45: per qualche
curioso fenomeno il mostro di Ale è sempre più vuoto,
quello di Zot sempre più pieno, al limite della chiusura,
tanto che egli sospetta una qualche forma di travaso bagagli da
parte del suo sodale.
Giriamo un po' per centri commerciali e per
la città, e scoviamo l'immancabile monumento
celebrativo della Grande Guerra Patriottica, alias
2^ guerra mondiale. Visitiamo anche il Museo Storico, con
un interessante ultimo piano dedicato all'iconografia ed al pantheon buddisti,
argomento che ci coglie leggermente impreparati. Ci limitiamo a riscontrare che le
divinità locali hanno
una dotazione di braccia e gambe molto superiore al normale, e
che l'iconografia insiste molto su cicli vitali e corsi e ricorsi;
ci riproponiamo comunque di approfondire il discorso una volta
rientrati in Italia. Nel coacervo di bizzarri demoni e divinità minori,
spicca un brutto ceffo che sembra Berlusc*ni sputato: e pensare
che si tratterebbe di una divinità amica dei bambini!
Dopo
la cultura, è il momento di una sfida che ZoT rimanda ormai
da un anno: assaggiare il temibile kvas! Trattasi di una bevanda
tradizionale sovietica, prodotta tramite la fermentazione del pane,
o qualcosa del genere, che viene venduta da mature babushke. Esse
versano il prezioso liquido da grosse botti montate su ruote che
fanno bella mostra di sé in tutte le città russe
di provincia, in spregio alle norme igieniche della nostra decadente
società del benessere. I russi si mettono diligenti in fila
e ne acquistano a taniche; ZoT, più prudente, ne compra
un bicchiere: all'aspetto sembra birra chiara sgasata, al gusto
appare piacevolmente dolce, non male tutto sommato! La lusinghiera
recensione dello zingaro non seduce Ale, che dopo averne assaggiato
un millilitro molla disgustato il colpo e resta fedele all'amata
birra.
Il tempo di una sosta rigenerante ed è già l'ora
di salutare Ulan-Ude e di avventurarsi sotto il sole ancora
alto fino alla stazione, dove giungiamo devastati e sudati
come tori! Stavolta siamo in una più consona seconda classe,
e per di più in vagoni diversi. Le insulse aspettative della
vigilia -ritrovarsi con 3 spogliarelliste come compagne di scompartimento
- vengono inesorabilmente frustrate: per entrambi, i compagni di
viaggio sono tre corpulenti omaccioni.
Quelli di Ale per di più si
mettono a mangiare pesce nonostante i 40 gradi e l'assoluta
mancanza di aria, che tutti i finestrini sono bloccati; è in
momenti come questo che lo zingaro sogna un villaggio turistico,
un cocktail a bordo piscina, musica maranza dalle casse e pure
una frotta di animatori che lo facciano sentire un pirla... Alpitour,
dove sei?
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