Perù 2007 - Estate al fresco... anzi, al freddo!
Autore: Pibitito2002
Periodo: 12 - 30 luglio 2007
Pibitito insieme ad Alicia alla scoperta del mitico
Perù. Tra un soroche ed una vendetta di Montezuma, avversato
dagli improbabili mezzi di trasporto locale riuscirà il nostro
malcapitato eroe a visitare Cuzco e Macchu Picchu? |
Premessa
Dopo
anni di progetti di viaggio per questo paese, dopo l'Erasmus a Tenerife (ormai esperienza abbastanza remota) che mi ha insegnato
a parlare uno spagnolo chevere,
dopo relazioni con latine emigrate a Milano (dobbiamo
essere accoglienti o no?), finalmente a marzo prenoto il volo per
Lima. Poi da lì ci muoveremo
io e Alicia, la mia attuale latinmorosa, scappando così dalla
canicola meneghina.
Prima di partire mi informo pigramente tramite
Lonely Planet,
che si rivelerà una guida un po' scettica
e impaurente (vedeva posti pericolosi ovunque), e grazie a Alicia ed il di lei numeroso parentado.
Essendo il Perù un
paese bello grande (quattro volte l'Italia!), decido di
concentrarmi sulla parte sud pregna di storia e con all'interno
il famoso Macchu Picchu, lasciando alla caotica Lima solo
ritagli di vacanza; per di più Alicia è cuzqueña e
lì abbiamo
moltissimi ganci [a proposito chi volesse questi ganci mi contatti
in mp].
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Viaggio di andata
12
luglio, giorno delle partenza: Linate-Madrid by Iberia come
aperitivo, non applico neanche la marca da bollo! Gli spagnoli
a questo giro di vettore fanno i catalan-genovesi ossia
i taccagni: neanche un panino! Cosa siamo in low cost?!
Poi dalla capitale
iberica prendo velocemente il Madrid-Caracas e me la dormo alla
grande.
Arrivati a Caracas si forma un gruppo di simpatici italoperuviani
che condivide la stessa rotta; si socializza e arriva come un fulmine
a ciel sereno la notizia: “el avion
està malogrado”.
La reazione degli aspiranti passeggeri è stizzita, su tutti
argentini e uruguaiani che promettono: “Vi
linciamo!”.
Dopo molti temporeggiamenti alla fine i venezuelani decidono che è il
caso di tirar fuori dalla manica il compenso cibo: un buono in
Bolivar per
mangiare un panino (cambio
1 eurito/bolivar). Alla vista di così tanti
zeri quasi diventiamo pazzi, però fatti
i dovuti calcoli sono quattro soldi!
Le ore passano e il personale
di terra a quel punto cerca un hotel per donne, vecchi e bambini,
proprio come in guerra! La ricerca è dura trovandoci nella
Repubblica Bolivariana in periodo di Copa
America. Alla fine i
vecchi/bambini/donne vengono deportati ops... ricoverati; la “forza
lavoro” resiste strenuamente sulle panchine della Repubblica
Bolivariana. Alle 2 di notte decidono per evacuare tutti: ci mettiamo
in fila per entrare in Venezuela. I controlli sono molto lenti
e un po’ strafottenti ed alla fine pongono il timbro sul
passaporto; il doganiere si congeda con me con “Que
viva el socialismo!”, non so se per sfottermi o per socializzare.
In ogni caso sfodero un sorriso di “no comment”, molto
neutro.
Saliamo sul pullman che ci porta al Radisson
Hotel però non
quello vicino all'aeroporto bensì quasi in collina!
Altre procedure di check in, frizzi, lazzi, trick e track e finalmente
si accede alle lussuose stanze. Condivido la stanza con un argentino
che si chiama Luraschi (chissà come lo pronunceranno
gli argentini?) ed un simpatico peruviano. La mattina, alle 6,
dopo una colazione da mille e una notte, siamo già sul bus,
accolti da una pioggerellina tropicale.
Altre litigate fra argentini e
venezuelani e siamo sull'aereo che ci porta a Lima, lì conosco
con una coppia di italoargentini di ritorno da Isla
Margarita,
lei è la cognata dell’attaccante del Pisa Castillo,
ex Frosinone.
Arrivati alla dogana limeña il viaggio si
conclude con un giro di slot machine: pigi un tasto, se verde entri
in Perù senza ulteriori controlli, altrimenti se rosso inizia
la perquisizione. A me butta male però mi perquisiscono
molto sonnacchiosamente….
Il nipote di Alicia che doveva
ricevermi in aeroporto la notte prima (Alicia era in Perù già da
10 gg ma stava a Cuzco) naturalmente stava già lavorando,
però Iberia/Lan mi
pagano una notte proprio nell'hotel di fronte all'aeroporto.
Anche questo hotel si rileverà di
pregio e per di più fidato: stordito dal viaggio, appena
entrato nella hall lascio lo zaino su una poltrona; tramite le
telecamere (wow!) il fidato personale risale al legittimo
proprietario e mi riporta l'oggetto personale in camera!
Bene… l'hotel è gagliardo
e quant'altro… ma ho bisogno di un volo
Lima-Cuzco!!! Arrivare by bus è impensabile (troppo
lungo), così mi
rivolgo a LAN (vettore
a cui Iberia si era affidato per il Caracas-Lima).
Inizialmente
mi rispondono che i biglietti per l'indomani
non ci sono, poi dopo mie insistenze e facendo notare che LAN ed
Iberia mi
avevano penalizzato ritardando il mio arrivo, mi trovano l'agognato
biglietto Lima-Cuzco. Pago un po' di più,
90 euri, ma volo il giorno dopo.
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Cuzco e la Valle Sacra
Finalmente
il 14 luglio arrivo a Cuzco: Alicia è lì che
mi attende e mi porta all'Hostal
Campanario nella strombazzante Avenida
del Sol. Superate le mie esitazioni dovute ai danni che la
cocaina porta nel mondo occidentale, mi bevo il mio primo mate
de coca al fine di superare l'inevitabile soroche.
Ci fondiamo poi in Plaza de Armas e noto che la
piazza è presidiatissima
da poliziotti di tutte le risme: Policia del Transito, Policia
Turistica, Policia Nacional, Policia Municipal, Seguridad Ciudadana
e via poliziando. Taluni corpi di Polizia hanno copricapi
improbabili,
tipo impiegato bancario in vacanza in Kenia. Questi corpi di pubblica
sicurezza hanno in comune una cosa: non risolvono il caotico traffico,
si limitano a fischiare senza un motivo e a parlottare fra loro.
In compenso vengo subito redarguito da una poliziotta perché seduto
male nelle panchine di Plaza de Armas!
Si pranza alla rustica La
Chomba e poi, grazie al cugino di Alicia, entro in contatto
con forse il tipo di locale più zingaro che abbia mai visto:
il tipo di locale è la Picanteria: in un locale degno
dei racconti di Victor
Hugo, vengono serviti dei piattini da intossicazione
alimentare, i tovaglioli sono sostituiti dalla carta igienica e
si beve della Chicha fatta
in casa.
Sono l'unico gringo come
spesso mi succederà in questo viaggio… Da notare
che la gente del posto ti sgama sempre che sei italiano: i camerieri
si avvicinano e ti dicono: “Finito?”
L'indomani
il nerboruto cugino ci porta mediante un combis (=
furgone adibito al trasporto pubblico con controllore under 12;
detto mezzo similpubblico non ha fermate prestabilite ma si ferma
in base alle richieste dei passanti) ai piedi della statua del
Cristo: da lì non ci dirigiamo a Saqsaywaman (rovina
inka molto conosciuta), ma mediante cavallo, a Tambomachay.
Si passa in una bellissima pampa, questa escursione è assolutamente
una chicca, da non perdere! Da lì passiamo a PukaPukara,
altro sito inka.
La sera ci concediamo una delle poche serate
di fiesta: happy hour al Ukuku’s Pub (ossia paghi
1 bevi 2) e due passi di salsa al Mithology. Lì conosciamo
l'immancabile giramondo australiano; come già emerso nel
forum è una
costante.
La mattina dopo per darmi un look meno occidentale decido
di levarmi il pizzo e all'inizio non mi ritrovo, dopo anni
di pizzo… Durante il giorno facciamo il giro dei musei
cittadini, dopo aver comperato il Boleto Turistico (biglietto che
vale per 16 siti turistici, in detti siti turistici non si può entrare
senza tale biglietto, non esiste un biglietto singolo per questi
16 siti).
Alla sera mi arriva il tanto temuto soroche (forse era
ipotermia): mani gelide, mal di testa proprio sopra il coppino,
senso di svenimento… però non si muore per questa
sventura, passa.
L'indomani il cugino ci organizza
il tour per el Valle Sagrado, il tutto a una cifra irrisoria.
Vediamo:
Pisac,
Urubamba, Ollantaytambo, Chincero. La guida, tale Benjamin,
si rivela un po' un ferroviere svizzero: abbiamo indugiato
un po' a Pisac ed il tipo ha fatto partire il pullmann senza
di noi! Mediante un lungimirante e occhiuto taxista però ribecchiamo
la cosmopolita combriccola.

Il giorno seguente, 18 luglio lo dedichiamo
per organizzare la gita all'arcinoto MacchuPicchu. Ora,
per arrivare a Macchu Picchu o ci si spara l'Inca
Trail (4 giorni di cammino e difficoltà nel prenotare a breve
raggio) o si arriva fino ad Aguas Calientes mediante treno (unico
mezzo che arriva) e da lì si sale con bus di Consettur.
Ecco, il succitato treno è l'unica
spesa forte che
si sostiene in Perù, tra l'altro non accettano neanche
le carte di credito per il pagamento. Le stazioni di partenza sono:
Cuzco (sempre pieno) o Ollanttaytambo (un po' più agile
da prenotare).
Non essendoci mossi con dovuta lungimiranza ci becchiamo
Ollantaytambo; solo che noi abbiamo l'hotel a Cuzco! Si
opterà per un taxi fino ad Ollantaytambo.
Il cugino ci informa
che non è necessario prenotare un hotel ad Aguas Calientes
e anche il ticket di ingresso per il Macchu Picchu (informazioni
rivelatasi esatte). La sera mi colpisce anche la
vendetta di Montezuma in salsa andina e vai col liscio…
I due giorni seguenti
li passiamo vedendo il Qorikancha,
ed i siti inkaici meno turistici. Strepitosa la mangiata di chicharrones
de chancos vicino a Tipon:
i chicharrones de chancos sono pezzi di maiale buttati nell'olio
bollente (3 persone riempite di maiale più anici più bevande
37 soles, circa 9 euri).
Mi dedico poi all'acquisto di cappelli
artigianali, i famosi chullos, e delle magliette più frizzanti
e dolciastre (le magliette della Inka
Cola che è praticamente
una caramella zuccheratissima sciolta).
Assistiamo anche alle proteste
dei lavoratori della pubblica istruzione contro il presidente Alan
Garcia, definito in molti striscioni, come vuole la rima, “como
una porqueria”. Nella fattispecie i maestri cercavano
di opporsi alla legge che autorizzava il licenziamento senza giustificata
causa. Durante una manifestazione hanno bloccato, mediante un incendio,
l'aeroporto di Cuzco per un paio di giorni.
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| Pillole... |
L'unica cosa cara in questo viaggio è l'
aereo per Lima ed il treno per il Macchu Picchu, però si può raggiungere
Aguas Calientes anche tramite Santa Teresa: si arriva a
Santa Teresa con economici taxi e lì si cammina fino
ad Aguas Calientes.
Da poco si è scoperta un'altra cittadella inka vicino a Cuzco: si chiama Choqek’iraw ed è raggiungibile
solo mediante cavallo, se si vuole essere dei pionieri...
I peruviani mi sono sembrati un po' chiusi, però estremamente
scrupolosi e seri nei prezzi: non ci sono imprevisti o sorprese
nel prezzo
pattuito.
I pagamenti con carta di credito sono gabellati anche del 10%!
Attenzione al traffico: in strada non ci sono regole, la presenza nutrita
di Polizie varie è inconsistente.
Si mangia discretamente male. Inoltre essendo ad alte quote il
cibo diventa subito freddo.
A mio parere non è un viaggio da intraprendere da soli: il soroche ti
attende ed avere un aiuto è indispensabile.
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