Viaggio in Norvegia Autore:
ilPrincipediCasador
Periodo: 18
- 21 ottobre 2007
ilPrincipediCasador
ci racconta la sua breve ma intesa vacanza in terra scandinava tra
fiordi, ripide ferrovie, castelli, palazzi reali e
regine......
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18
ottobre – Italia-Oslo
Finalmente
si parte. Arrivo
a Roma in macchina, dove mi attende
la mia ragazza Anna a casa di una sua amica, passo a prenderla verso le
5.00 e
insieme ci dirigiamo verso Ciampino dove parcheggiamo al Low cost parking (5 giorni 33 euro).
La navetta ci accompagna
in aeroporto dove dopo aver sbrigato le formalità di imbarco saliamo
sul volo
Ryanair per Milano. Arriviamo in orario a Milano
Orio e subito ci dirigiamo al banco del check-in per Oslo.
Alle 9.55 si
decolla, sempre con Ryanair, anche questa volta in orario e atterriamo
a Torp
alle 12.20.
Il viaggio è andato bene, ci aspettano 5 giorni davvero stupendi.
All’aeroporto
ci accoglie subito un’aria fresca e un leggero venticello ci costringe
ad
indossare i cappotti che avevano fatto solo bella mostra nelle
cappelliere
dell’aereo. Fuori dall’aeroporto prendiamo l’autobus per Oslo,
facciamo il biglietto di sola andata (150kr), perché al
ritorno arriveremo direttamente a Sandefjord
in
treno.
Il trasferimento
in autobus
è lungo, circa un’ora e mezza ma è davvero piacevole, un primo assaggio
di una
natura incantevole dai colori netti e decisi. Si susseguono fino a
pochi km dal
centro della città, stupende casette colorate
con i tipici tetti neri (mica stupidi??...con
il freddo che fa,
assorbono tutto il calore!) , campi verdi,
boschi e foreste di abeti , insomma un
quadretto di benvenuto non male
che ci lascerà solo quando ormai a tragitto finito ci troviamo alla
stazione
degli autobus. Da lì chiediamo informazioni per trovare il nostro
albergo (Best western, due notti,
una doppia
2000kr, circa 240 euro). Finalmente dopo un po’ di giri e dopo aver
mangiato
quasi una intera busta di tarallucci che preventivamente avevo messo
nel mio
piccolo ed unico bagaglio, arriviamo finalmente a destinazione. L’albergo sembra bello, lo
stile è quello
Ikea, ma la qualità è italiana, ci accorgiamo, infatti, che le
poltroncine
della hall sono firmate Sergio Tacchini. Saliamo in camera, dopo che i
due
gentilissimi ragazzi della reception ci avevano dato il benvenuto, ci
laviamo
velocemente, consumiamo
gli ultimi
taralli, (in verità ne resterà uno che, nascostosi in fondo allo zaino,
a
nostra insaputa ci farà compagnia gli altri giorni e che solo a casa,
ormai
sbriciolato segnalerà la sua presenza) e scendiamo di nuovo nella hall,
dove di
pomeriggio servono gratuitamente waffel
con la
marmellata, biscotti e panettoni
fatti da loro! Che idea simpatica e soprattutto golosa. Decidiamo
quindi di
dedicare cinque minuti all’approvvigionamento
calorico e dopo aver sorseggiato anche un ottimo tè caldo,
ci immergiamo
finalmente nel nostro primo pomeriggio norvegese.
L’approccio con la
città è
buono, la vita scorre rilassata ma si vede che si è comunque in una
grande
città, in giro ci sono manager indaffarati che corrono con le loro
ventiquattrore di pelle, giovani con i lettori mp3 sugli skateboard,
ragazzi
che fanno shopping, mamme che portano i bambini al parco, insomma, il
primo
spaccato di questa città ne offre un’immagine viva e al tempo stesso di
normale
calma cittadina. Intanto il pomeriggio scorre tranquillo, passeggiamo
lungo
tutta la Karl Johans
Gate,
un’immensa arteria pedonale che attraversa
Oslo, dalla stazione al palazzo Reale, lungo la quale c’è praticamente
tutto,
il Parlamento, l’Università,il Teatro nazionale, il Museo nazionale, la
Cattedrale e appunto il palazzo Reale.
Ci sono innumerevoli negozi, pub, alberghi, in una piazza troviamo un
gruppo di
artisti che dipinge, un altro che suona (con il tamburriello!!...ma
non era napoletano? W l’Europa unita), ma la cosa che più sorprende è
l’infinito susseguirsi di elegantissimi
palazzi. In un negozietto compriamo una piccola scultura in
pietra di un re
vichingo e felici di questa bella atmosfera autunnale, ci accorgiamo
che una
volta percorsa tutta la Karl Johans
Gate e aver
preso anche qualche cartolina, siamo giunti
dapprima al municipio di Oslo, ai
piedi del quale c’è una mostra fotografica all’aperto e poi all’Aker brygge,
il
vecchio quartiere portuale di Oslo, oggi annoverato dai norvegesi come
il
quartiere più alla moda dove trascorrere le serate, prima con un aperitivo, poi con una “very expansive
dinner” e
poi con la ovvia conclusione sulle piste da
ballo. Il quartiere è bello, c’è una continua commistione tra vecchio e
nuovo,
i vecchi depositi in pietra sono stati inglobati in avveniristiche
strutture
d’acciaio, tutto sembra amalgamato alla perfezione e dalla continuità
delle
linee ne esce fuori una bella e saggia idea di riciclaggio
architettonico.
Intanto, comincia
a fare
buio, il sole qui tramonta un po’ prima che da noi in Italia e decido
che è
arrivato il momento di sfoderare il mio cannoncino Pentax per qualche
bel
panorama sul mare con in lontananza il castello
medievale (l’Akershus
slott) arroccato su una piccola
altura. I colori e
la luce sono un incanto, restiamo ben un quarto d’ora senza dirci una
parola,
immobili ad assaporare un fantastico tramonto e a sentire i suoni e i
silenzi
di una città che piano piano
cambia volto mostrando
la sua parte meno metropolitana e più romantica. Il passare dei minuti
è
scandito da un orologio montato su un molo dal quale si prendono i
traghetti per
arrivare dall’altra sponda
del porto, Bygdoy
(dove si trovano il Norsk
Folkemuseum
e il Vikingskipshuset,
purtroppo noi non ci siamo
andati). Che dire, lo spettacolo è poetico, ci accorgiamo che da qui il
mondo
ha veramente sedici milioni di colori e che la luce così bassa regala
davvero
piacevoli soddisfazioni fotografiche,
sembra quasi che il panorama senta l’obiettivo meglio di una modella.
Quando
ormai comincia ad imbrunire, facciamo un altro giro tra le nuove
architetture
dell’Aker e decidiamo
che è ora di incamminarci per
far ritorno alla base. Intanto si è fatto buio, l’elegante Karl Johans Gate
ci sembra ancora più
affascinante, la gente per strada è di meno, comincia anche a fare
freddo, ma
molti sono i ragazzi che siedono all’esterno dei pub, riscaldandosi con
copertine di pile, birre e long
drink. Rincontriamo percorrendo a ritroso la strada giovani artisti che
dipingono mentre una piccola folla di curiosi guarda le loro opere, ai
lati
della strada, un giovane che vende muffin e waffel
fatti al momento con un fornellino e una piastra poggiati su una pedana
di
legno sottratta chissà dove alle ferrovie tedesche (c’era un enorme DB
stampato
sopra).
Ormai stanchi,
cerchiamo
una scorciatoia per l’alberg.
Il tentativo fallisce
miseramente, ma tra un vicolo e l’altro ci ritroviamo davanti ad un McDonald’s che propone uno strano menu,
il Wasabi, a base di salmone. Proviamo questa “prelibatezza” e concludiamo che sarebbe
stato meglio
proseguire senza cena! Infine, stanchissimi e con uno strano sapore in
bocca di
cipolle, pomodori, salmone e chissà che altro, finiamo dopo circa venti
minuti
di nuovo sulla Karl Johans
Gate.
Non c’è scampo, l’unica direzione è quella.
Arriviamo finalmente a pochi decine di metri dall’albergo e sentiamo
urla e
grida, un tassista sta facendo a botte con due ubriachi, gli spettatori
sono
una decina di persone uscite da un night club, divertite dalla scena.
Ci sono almeno
cinque uomini, due ragazze seminude
e una persona anziana (forse il proprietario del night), ma tutti
invece di
intervenire, guardano interessati, il tassista comunque alla fine
riesce a
rientrare nella sua auto e a scappare via, nel frattempo noi, ci
defiliamo,
allontanandoci, attraverso il quartiere, accorgendoci che di notte nei
dintorni
dell’albergo c’è un giro di prostituzione non indifferente e che molti
vecchi
locali della zona sono stati adibiti a case chiuse. Comunque dopo
questo
piccola negativa sorpresa (ogni mondo è paese) riguadagniamo il nostro
albergo
e contenti e per la prima giornata ci abbandoniamo alle braccia di
Morfeo.
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19 Ottobre – Oslo
La
sveglia suona puntuale e
alle 9.00 siamo già pronti per l’abbondante
colazione che ci permetterà di risparmiare anche il pranzo!
Pane, dolci,
affettati vari, formaggi, uova, pesce fresco, frutta, yogurt,
marmellate,
latte,the e caffè, ai nostri occhi affamati tutto ciò sembra il
paradiso.
Decidiamo anche di prendere qualche fetta di pane, se dovesse venirci
fame,
potrebbero essere più che utili. Comincia così, il nostro giro in città, l’aria mattutina e fresca
ma al sole si sta bene, i
nostri obiettivi sono il Norsk
Arkitekturmuseum, l’Akershus
slott e la Nasjonalgalleriet.
Decidiamo di cominciare dal Norsk
Arkitekturmuseum,
che è il più vicino al nostro
albergo. Ci dirigiamo sul posto seguendo le indicazioni della guida, ci
aiutiamo anche con una cartina, ma arrivati alla strada e al civico
indicati
non troviamo nulla, prendiamo un'altra mappa della zona e pure quella
indica la
stessa cosa, giriamo nei dintorni, ma del museo nemmeno l’ombra. Ci
guardiamo
spaesati e sconsolati, per strada non c’è nessuno a cui chiedere,
l’unica
soluzione sembra essere quella di rinunciare.
Dopo un ultimo tentativo di
ricerca, anche questo fallito, ci spostiamo verso l’Akershus slott,
che già la sera prima era finito sulle mie fotografie, immortalato dall’Aker Brygge.
Il castello e la
fortezza sono molto belli, furono costruiti nel 1299 quando Oslo
divenne
capitale per proteggerla da eventuali attacchi. Purtroppo possiamo fare
solo un
giro all’esterno perché la nostra presenza lì e gli orari di visita non
corrispondono. Anche questa volta, la fortuna ci ha voltato le spalle
ma per
niente scoraggiati riprendiamo la visita della città. Ripercorriamo la
Karl Johans Gate, fermandoci davanti a
qualche vetrina. Arriviamo così, dopo un po’ alla Nasjonalgalleriet
che ospita la
maggiore esposizione di arte norvegese, la mostra permanente copre
tutti i
periodi fino agli anni sessanta del 1900. La galleria fa parte del
complesso
del Museo Nazionale e l’ingresso è gratuito.
Ci sono parecchie cose interessanti, sono rappresentati il
Romanticismo, il
Realismo e il Modernismo, ma ciò che attira maggiormente la nostra
attenzione è
ovviamente la grande collezione di capolavori di Edvard Munch.
Belle le sue opere, ma forse un
po’ troppo osannate, certo è che l’Urlo è il loro orgoglio nazionale.
Il museo
tra l’altro non è affollatissimo, è venerdì e ci sono oltre ad un po’
di
turisti, qualche scolaresca e un paio di strani tipi che probabilmente
passano
le loro giornate andando per arte e cultura. In un paio d’ore tutto
sommato
interessanti, siamo fuori, non prima però di uno sguardo alle
pubblicazioni e
alle riviste presenti nel book-shop del museo, che vende anche tante
cose fatte
in feltro.
Usciti dalla galleria,
facciamo un giro, nei dintorni c’è l’Università
e la zona è piena di giovani. Intanto compriamo qualche altra cosa da
portare a
casa e ci avviamo verso il Palazzo Reale dove alle 13.30 ogni giorno
c’è il cambio della guardia.
Nell’attesa
facciamo qualche foto tra i verdi prati antistanti il palazzo e ci
godiamo i
piacevoli colori autunnali che lo circondano. Puntuale alle 13.30 si
sente una
tromba che annuncia l’inizio della cerimonia. Nella piazza antistante
il
palazzo si è radunata intanto una piccola folla curiosa di assistere al
cambio.
Il tutto dura circa una mezz’ora, ci sono circa una ventina di soldati
che si
muovono agli ordini di due più alti in grado. Quando tutto è finito e
ci
apprestiamo a ritornare verso Karls
Johans Gate, ci sorprende una
bellissima auto d’epoca, scortata da altre due auto, all’interno della
quale
scorgiamo la regina, che
velocemente
entra nel palazzo. Contenti anche di aver visto la regina norvegese, ci
spostiamo verso la piazza alle spalle del teatro, dove c’è parecchia
gente.
Molti si riposano sulle panchine, altri fanno uno spuntino, altri
leggono, noi
decidiamo di consumare quelle due fettine di pane con prosciutto che la
mattina
saggiamente avevamo sottratto al buffet dell’hotel.
Facciamo qualche altro
passo e in Hausmannsgate
ci
imbattiamo nel Norwegian Design and Architecture’s
centre’s shop,
un negozio, museo, esposizione di
stupendi pezzi di design, si va dagli accessori per la cucina ai
portafogli ,
dalle sciarpe di feltro a strane sculture in vetro, dalle lampade ai
portaombrelli, dagli schiaccianoci ai porta cd, insomma ogni cosa che
uno possa
immaginare, rivisitata in chiave artistica. Naturalmente ci coglie poi
seriamente il dubbio che molti di quegli oggetti non vengano affatto
destinati
all’uso per cui sono nati. I prezzi ovviamente sono a dir poco
proibitivi, ma
se proprio uno vuole un portatovaglioli da museo o una cravatta
esotica, questo
è il posto giusto dove andare.
Dopo l’affascinante giro
tra questi piccoli e grandi pezzi di design, imbocchiamo per l’ennesima
volta
la Karl Johans Gate per
avviarci all’albergo. Lungo la strada ci fermiamo all’Hard Rock Cafè, fuori c’è un cartello che
dice che la sera ci sarà
musica dal vivo. Decidiamo che la serata la passeremo lì. Camminiamo
ancora un
po’ e arriviamo all’incrocio con Lille Grensen,
strada nella quale dovrebbe esserci, Husfliden,
uno sweater-shop,
rivenditore dei famosi maglioni norvegesi,
dovrebbe, perché in realtà noi non ne abbiamo trovato traccia.
Ripartiamo alla
volta dell’albergo; intanto il sole comincia a tramontare e anche
questa volta
restiamo incantati dai colori del cielo e di tutto ciò che ci circonda.
Arriviamo in albergo e prima di salire in camera, prendiamo qualche
fetta di
dolce e due tazze di te che sorseggiamo riposandoci sulle comode
poltrone. Io
intanto controllo anche la posta dalla postazione internet.
Dopo un’oretta di
relax
psicofisico ci rinfiliamo i cappotti e via un’altra volta a piedi fino all’Hard Rock Café.
Entriamo e ci accorgiamo che il locale è gremito di gente, attendiamo
qualche
minuto e poi uno dei camerieri ci fa accomodare ad un tavolo. Ordiniamo
le
nostre cose, un legendary
burger,
un piatto di ribs and chips,
una coca-cola e una birra. Nel frattempo discutiamo un po’ del viaggio,
del
locale, della musica e notiamo due cose, la prima, che da una certa ora
in poi
il look dei tavoli cambia, le tovaglie, le posate e i bicchieri
diventano più
eleganti; la seconda, che ognuno paga quello che consuma con la carta di credito, arriva a fine pasto
il cameriere al tavolo e ogni persona seduta dà la sua carta, facendosi
addebitare solo ciò che ha consumato. Dopo circa un’oretta e mezza
passata a
mangiare e ad ascoltare la musica, decidiamo che per oggi può bastare,
chiediamo il conto, paghiamo (64 euro!) ed usciamo dal locale parecchio
stanchi. La giornata è stata lunga e bella, domani però la sveglia
suonerà
prestissimo, alle 8.00 si parte per Bergen, quindi meglio
avviarsi in albergo e riposarsi. Per l’ultima
volta percorriamo la Karl Johans
Gate,
ci lasciamo alle spalle quello che Oslo offre di venerdì sera, poco a
dire il
vero, e dopo pochi minuti siamo a letto, dicendoci che tutto sommato
Oslo è una
bella e vivibile città e che ci è piaciuta.
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20 ottobre – Oslo-Bergen
La
giornata inizia
alle 6.30, alle 8 abbiamo il treno per Bergen,
noi però ci fermeremo prima per fare un tour
”artigianale”, il “Norway in a Nutshell”.
Artigianale perché, questo tour è proposto dalle agenzie locali e costa
molto,
invece avendo prenotato da casa treni e coincidenze, alla fine ci è
costato
relativamente poco. Dopo una doccia veloce e una colazione altrettanto
veloce (anche
questa volta ci portiamo via un ricordino, qualche altra fetta di pane
con
salame) corriamo alla stazione,
dove
stampiamo ad una delle macchinette automatiche i biglietti già comprati
via
internet (intera tratta Oslo-Bergen
199 Kr con i “minipris”),
noi però usufruiremo solo del tratto Oslo-Myrdal che
comprato con tariffa standard sarebbe costato almeno il triplo.
Notiamo fin da subito
l’ottima qualità e pulizia dei treni
(certo, abituati con Trenitalia!), spiacevolmente però i due posti che
ci sono
stati assegnati con la prenotazione, si trovano vicino ad uno dei
montanti
delle vetrate del finestrino, che disturberebbe davvero la piacevole
vista, in
fondo questa tratta ferroviaria è una delle più belle del mondo e
vogliamo godercela,
per fortuna troviamo altri due posti. Nel frattempo il treno parte e
cominciamo
a goderci il paesaggio man mano che
il treno si allontana dal centro cittadino. Il ripetersi di campagne e
boschi
ci accompagna via via
che percorriamo i km, laghetti
e foreste di abeti sono incantevoli, sembra davvero di essere in uno di
quei
dipinti sulla natura norvegese, visti il giorno prima alla Najonalgalleriet.
Passano un paio d’ore e lo spettacolo comincia a cambiare, capiamo
perché
questa è definita come la tratta ferroviaria più spettacolare del mondo
quando
arriviamo a Finse. Siamo a 1222
metri sul livello del mare, il cielo è grigio e si vedono intorno laghi
semighiacciati
e nevi bianchissime. Il treno si ferma qui
per qualche minuto, scendiamo
così come
fanno molti altri, ci guardiamo intorno, sembra il tempo si sia fermato, c’è un lago e al centro di
questo un’isola
sulla quale ci sono una decina di case. La stazione
è una piccola struttura in legno, fuori è appesa una tabella con gli
orari dei
treni per Oslo e Bergen.
Un gruppo di persone del
posto guarda il treno che si è fermato (per loro lo spettacolo era
l’intercity
delle NSB) e nel frattempo tutti scattano qualche foto. Gli occhi
restano
incantati anche se è vero che gli unici colori che si vedono sono il
bianco
della neve e le mille sfumature di grigio del cielo e dell’acqua. Dopo
pochi
minuti comunque il capotreno fischia e si risale a bordo.
Il treno riparte, sono
quasi le 12.50 siamo a poco più di
mezz’ora da Myrdal, si
scende di quota, la neve
scompare e all’arrivo in stazione ci accorgiamo essere nel mezzo di una
piccola
valle, incastonata tra montagne, fiumi e cascate, dalla quale parte il
nostro
giro con su un’altra secondaria linea ferroviaria, la Flamsbana.
Il cambio del treno è
velocissimo, anche questa volta i biglietti già li abbiamo, (130kr,
tariffa student) la
coincidenza è studiata alla perfezione e così
saliamo a bordo di quella che è la più
ripida ferrovia del mondo. Il tratto è breve, sono in totale
20km, ma è
davvero una sfida tra la natura e l’uomo. La discesa verso Flam
è un’avvincente sequenza di
tunnel e scorci fiabeschi. Il trenino, costituito da tre vagoni
interamente in
legno, è in grado di superare le pendenze del 55% dei ripidi fianchi
della
montagna ma per percorrere il tragitto impiega circa un’ora,
attraversando in
totale 20 gallerie scavate nella roccia e girando intorno alle valli
sottostanti anche per più volte. Ciò che sorprende è l’assenza di
ponti, molti
fiumi infatti sono stati incanalati sotto la linea ferroviaria. Ed è proprio presso uno di
questi fiumi, con
cascata annessa, che il trenino fa una sosta
di circa una decina di minuti. Anche qui tutti scendono dal treno, sono
tutti
turisti, c’è anche un gruppo di giapponesi e ovviamente le foto si
sprecano.
Dopo poco comunque si riparte e ancora una volta con lo sguardo rivolto
al
finestrino, ci accorgiamo che la Flamsbana
presenta
una panoramica su uno dei più selvaggi ed immensi paesaggi naturali
delle
montagne norvegesi. Qui si vedono fiumi che scorrono attraverso stretti
crepacci, cascate che cadono a picco dai lati della montagne con le
cime
innevate, fattorie aggrappate ai pendii. Siamo finalmente a Flam,
dove si ammira la naturale bellezza del paesaggio e si gusta il
meraviglioso fiordo di Aurland,
un affluente del Sognefjorden,
il più lungo fiordo
del mondo.
Scendiamo dal trenino e
ci incamminiamo verso una
costruzione rossa, all’interno della quale c’è tutto, punto ristoro,
telefoni,
bagni pubblici, negozi di souvenir. Dobbiamo aspettare qui la partenza
del traghetto che ci porterà
all’altra
estremità del fiordo a Gudvangen
da dove poi
proseguiremo per Bergen.
Flam
comunque altro non è che una decina di case e fattorie ai piedi di una
montagna, molto carina, ma preferiamo attendere la partenza del
traghetto
all’interno del souvenir-shop. Qui acquistiamo qualche altra cosina e
la solita
tazza che arricchirà la mia collezione. Nel frattempo sono quasi le
15.00, è
ora di imbarcarsi. Ci portiamo così
al molo dove, senza successo, cerchiamo di capire dove si acquista il
biglietto, a questo punto pensando di poterlo fare a bordo,
mischiandoci tra la
folla di giapponesi, saliamo sulla nave.
Per una serie di episodi,
il viaggio a bordo risulterà
piacevole e molto divertente! Innanzitutto, i norvegesi non ne vogliono
proprio
sapere di farci pagare il biglietto. Allora cominciamo a goderci seduti
all’esterno
l’affascinante natura che ci circonda. Il traghetto comincia a
muoversi, fa
freddo e tira molto vento, ma imperterriti restiamo fuori a mirare gli
incantevoli paesaggi che la natura sembra aver dipinto magicamente su
quelle
montagne. Intorno è tutto un susseguirsi di verde e azzurro, gli alberi
e i
prati si alternano a qualche casetta isolata, ci sono delle cascate e
in
quell’immensa tranquillità i nostri sguardi sembrano perdersi oltre
l’orizzonte. Facciamo ancora qualche altra foto, e ce ne facciamo
scattare
anche qualcuna da una giapponesina,
che contentissima
di questa cosa, continuerà a sorriderci per tutto il resto del viaggio.
L’aria
nel frattempo diventa sempre più fredda, decidiamo che forse è meglio
entrare
un po’ sotto coperta e ripararci nell’area della nave adibita a bar.
Comincia
qui la festa per i nostri occhi: su un tavolo al centro del salone c’è
un buffet da urlo. Waffels
e crepes, marmellata,
yogurt, the e caffè. Ci appropinquiamo
al delizioso ed invitante banchetto e mi rendo conto che abbiamo
parecchi
sguardi puntati addosso, mi sembra che la nostra presenza lì non sia
tanto
gradita. Si saranno accorti che siamo a bordo senza biglietto oppure
quella
roba non possiamo prenderla?! Faccio finta di nulla e divertito dico ad
Anna
(che non si era accorta di un bel niente) che avrei cercato delle sedie
all’esterno e che avrei aspettato lei e i waffel
fuori. Passano due minuti e arriva Anna con i due waffel,
uno con la marmellata e uno con lo yogurt, comincio a ridere. Anna
capisce
tutto, ma ormai il danno è fatto, abbiamo sottratto due belle bombe
caloriche
ad un buffet di una festa privata a
bordo della nave. Viaggio e colazione gratis! Ci viene da ridere, ma in
un
batter d’occhio restano davanti a noi solo i due piatti vuoti che
prontamente
vengono cestinati ed occultati. Il viaggio continua e tra qualche altra
risata,
qualche foto e qualche pittoresca fattoria aggrappata ai ripidi fianchi
della
montagna, arriviamo a destinazione, soddisfatti della piccola crociera
lungo i
fiordi patrimonio dell’Unesco.
Davvero sbalorditivi i paesaggi, incredibili e mozzafiato i panorami,
semplicemente straordinaria la natura. Insomma un’esperienza
incredibile che
penso ci ricorderemo a lungo.
Quando arriviamo a Gudvangen
ci sono già i vari bus per Voss
che aspettano a pochi passi dalla nave.
Ci avviciniamo al primo, saliamo a bordo e
facciamo i biglietti (63Kr a
testa, tariffa studenti), sono ormai quasi le 17:30 e stanchi ci
godiamo la
strada tra i boschi e le montagne. In poco più di mezz’ora arriviamo a Voss,
l’autobus
si ferma nel piccolo piazzale antistante la stazione, una piccola
costruzione
in pietra, con annessi bar e albergo. Voss
è un
piccolo centro incastonato fra le montagne, noto in Norvegia per
l’ampia
varietà di sport invernali che si
possono praticare. C’è un laghetto, fa molto freddo e comincia a calare
il
buio. Alla stazione di Voss
ci passeremo un’ora
circa, nel frattempo mangiamo qualcosa, facciamo i biglietti alle
macchinette
elettroniche (115Kr a biglietto) e ci riposiamo su una panchina.
L’intercity,
proveniente da Oslo, arriva puntuale alle 19:20, saliamo a bordo e
coricatici
su di una intera fila di sedili (il treno è praticamente vuoto) ci
addormentiamo e ci svegliamo direttamente all’arrivo.
Finalmente siamo
a Bergen, la
stazione si trova poco lontano dal nostro
alloggio, questa volta un ostello, (Citybox, doppia con bagno in
camera 600Kr). Appena fuori
dalla stazione, cominciamo a sentire una folla di gente in lontananza
che festeggia, urla e si diverte,
così
mentre con una cartina della città cerchiamo di capire la strada per
l’ostello,
con l’orecchio rivolto verso tanto frastuono ci chiediamo cosa mai ci
possa
essere in città. Comunque, ci incamminiamo verso il CityBox
e in cinque minuti siamo là, alla reception non c’è nessuno, è tutto
automatico:
c’è una macchinetta tipo bancomat nella quale si inserisce il codice di
prenotazione, la carta di credito, si paga e con un’altra tessera che
viene
stampata al momento si ha accesso all’interno e alla camera stessa. La
costruzione è da poco stata rinnovata e le camere che hanno anche un
angolo
cottura e un piccolo bagno sono abbastanza pulite e accoglienti; unico
neo, non
ci sono asciugamani. Alla fine però tutti e due riusciamo a lavarci,
asciugandoci con la carta igienica e con il piccolo asciugacapelli del
bagno.
Intanto sono quasi le 22:00 e pronti per la prima visita della città,
ci
buttiamo nella “movida norvegese”.
Fuori dall’ostello restiamo impressionati dalla folla che c’è in giro,
non
credevamo di trovare tanto movimento! Ci sono tanti ragazzi ma anche
meno
giovani e la calca è qualcosa di esagerato. Notiamo che tutti hanno
qualcosa di
rosso addosso e che molti vestono la maglia della locale squadra di
calcio.
Ecco svelato l’arcano: la squadra locale ha vinto il campionato
di calcio norvegese. Divertiti da tanto movimento, ci
infiliamo in un 7-eleven per rifocillarci e poi via nella piazza
principale
dove troviamo un’inverosimile adunanza di giovani. Sono tutti fuori a
festeggiare, i litri di birra non
si
contano, c’è chi balla, chi canta, chi ubriaco si sveste, chi suona,
c’è anche
una endurance in cyclette, insomma, una folla divertita e felice di
festeggiare
la propria squadra del cuore. Comunque tanta confusione ci piace e ci
immergiamo
nel baccano, anche noi a modo nostro festeggiamo!
Giriamo a piedi per il centro, la città
sembra carina, anche se in quel macello preferiamo rimandare
all’indomani la
visita della città, inoltre cominciamo ad essere veramente stanchi, ma
non
desistiamo e anche se quasi distrutti ci facciamo coinvolgere ancora
per un po’
da quella bolgia. Quando ormai esausti decidiamo di far ritorno
all’ostello è
passata la mezzanotte e la gente comincia a far ritorno nelle proprie
case. Ci
avviamo e per strada cominciamo a vedere degli strani personaggi che
con le
loro biciclette raccolgono tutte le bottiglie vuote lasciate in giro,
gli
stessi che poco prima festeggiavano ora ripuliscono le loro strade
senza aspettare
che siano gli spazzini a farlo. Dopo questo ennesimo confronto con i
buoni
costumi norvegesi, arriviamo all’ostello e in due secondi siamo già nel
mondo
dei sogni pensando che è stata davvero una fantastica giornata passata
tra la
spettacolare natura norvegese e la piccola sorpresa del movimentato
sabato sera
di Bergen.
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21 ottobre – Bergen-Italia
Il
risveglio avviene lentamente, quando apriamo gli occhi
sono già passate le 10:00 e puntando gli occhi fuori dalla finestra ci
accorgiamo del tempo grigio che
come
letto su parecchie guide accompagna questa città perennemente. Alzarsi
dal
letto diventa ancora più faticoso, ma ci aspetta la visita
della città e quindi dopo qualche minuto ci alziamo e ci
prepariamo per lasciare la camera. Scendiamo giù e per strada del
baccano del
giorno precedente non c’è più traccia, tutto è ritornato tranquillo e
si
respira una bell’aria fresca.
Per prima ci rechiamo in
stazione dove per poche corone
lasciamo i bagagli in un armadietto. Quindi ci dirigiamo verso il
centro passeggiando
attraverso un lungo viale alberato
che ci porta direttamente sulla piazza centrale. Qui ci fermiamo a fare
colazione con un bel cappuccino e dei muffin al cioccolato seduti su
una
panchina ma non ci fermiamo più di tanto, è l’ultimo giorno ed è ora di
scoprire più da vicino la città. Andiamo così verso Fisketorget,
dove ogni giorno
tranne la domenica, si tiene il mercato
del pesce e si possono comprare anche frutta, verdura, fiori
e articoli di
artigianato. Purtroppo oggi è domenica e di cozze e baccalà non c’è
traccia, ci
sono solo i banchi vuoti. Anche la gente in giro è poca e molti negozi
sono
chiusi, forse sarebbe stato molto meglio vedere questa città in un
altro giorno.
Comunque non ci perdiamo d’animo e da lì ci spostiamo al Bryggen, il quartiere più
antico della città, dichiarato
patrimonio dell’umanità, che si snoda lungo la riva orientale del
porto,
davvero molto grazioso
con le sue lunghe
file parallele di edifici in legno colorati di giallo, rosso, bianco e
verde. Nel primo di
questi edifici ci
fermiamo ed entriamo in un negozio di souvenir dove compriamo delle
cose fatte
in feltro e delle palline di vetro decorate a mano. Torniamo
all’esterno e
passeggiamo lungo tutto il quartiere, fermandoci in un altro negozio
tutto in
legno, che vende i tipici maglioni
norvegesi a prezzi davvero proibitivi. Così usciamo e
gironzolando ancora
tra le case in legno arriviamo allo Hakonshallen e alla Torre
di Rosenkrantz.
La prima è una sala cerimoniale e
la seconda una torre costruita come residenza del governatore di Bergen e postazione di difesa.
Qui ci fermiamo a fare delle
foto, facciamo un altro giro all’interno di tutto il complesso e dopo un po’ ci avviamo
di nuovo verso la
piazza del mercato, ripercorrendo all’indietro tutto il lungomare del Bryggen. Tutto il quartiere ha
un’anima particolare,
l’atmosfera che si respira è quella di una piccola città ricca di
tradizioni e
cultura ma elegante e con lo charme di una grande città ed è qui che ci
rendiamo conto che è possibile ancor di più cogliere le interessanti
sfaccettature della vita di tutti i giorni di questa gente.
Noi intanto sotto una
scocciante pioggerella siamo arrivati
alla piazza e un po’ affamati decidiamo di pranzare al ristorante
Egon.
Entriamo nel locale,
dentro c’è un sacco di gente, aspettiamo qualche minuto e un cameriere
ci fa
accomodare. Per mangiare bisogna scegliere, pagare alla cassa e
aspettare al
tavolo il cameriere che porti tutto, nell’attesa si può mangiare la pizza a buffet. Noi prendiamo carne,
salmone, patate e un paio di birre; spendiamo meno dell’Hard Rock ma
mangiamo
di più e soprattutto meglio e poi facciamo amicizia con uno dei
camerieri, un
tipo veramente simpatico. All’uscita
ha
smesso di piovere e noi ritorniamo a fare un ultimo giro per il Bryggen. Ci inoltriamo tra le
casette di legno ed entriamo
in una negozio-museo nel quale c’è esposto un carro
di epoca vichinga che il proprietario ci mostra
orgogliosissimo. Il pomeriggio passa tranquillo, così decidiamo di
ritornare
alla piazza centrale, Torgallmenningen,
e da lì di andare alla cattedrale, la
Johannes kirken,
che si trova su di un’altura
dalla quale si ha una bella vista sulla città. Giriamo intorno alla
chiesa, che
purtroppo è chiusa e ci rifermiamo davanti all’ingresso a contemplare
il
panorama che si apre davanti a noi, un’unica strada lungo la quale il
nostro
sguardo si perde fino ad arrivare alla piazza del mercato del pesce.
Restiamo
qualche minuto lì anche per riposarci un po’, infondo è dalla mattina
che
camminiamo e fino alle 23:00, quando saliremo sul treno per Oslo,
dovremo
restare in piedi. Il sole intanto comincia ad abbassarsi, scendiamo
dalla
piccola altura e giriamo per le stradine lì intorno, a pochi passi
troviamo
altre tante casette in legno,
questa
volta sono strutture più basse degli edifici sul porto, molte sono
abitate da
studenti, altre invece sono state completamente ristrutturate ed
abitate da
persone del posto , il porto è a due passi e probabilmente questa zona,
rimasta
per tempo rifugio di chi non poteva permettersi altro, oggi sta
ritornando di
moda.
Comincia a piovere e ci
allontaniamo, anche perché ormai è
buio e dobbiamo cominciare ad organizzarci per il viaggio
in treno. Così, percorriamo la strada che avevamo fatto
all’indietro fermandoci in un supermercato. Compriamo alcune
vettovaglie e ci
incamminiamo, ormai stanchi, verso il Bryggen,
per l’ultimo
saluto alla città. Arrivati al molo, ci sediamo su una
panchina a
contemplare la bellezza delle luci che si specchiano nel mare, a
guardare tutti
quelle case di legno che di fila, tutte illuminate sono davvero un
incanto ai
nostri occhi. Facciamo qualche foto e un po’ malinconici ci
allontaniamo verso
la stazione, la strada non è tanto lunga, è meno di un km. Così in
pochi minuti
siamo alla stazione, compriamo i biglietti alle macchinette automatiche
(807 kr a testa),
ritiriamo i bagagli dagli armadietti,
approfittiamo dei bagni pulitissimi della stazione per rinfrescarci.
Sono ormai le 22.20
quando il capotreno dell’intercity per Oslo
dà inizio alle operazioni di imbarco, così
ci portiamo alla nostra carrozza e in un batter d’occhio siamo ai
nostri posti.
Sfortuna vuole che siano gli ultimi due della carrozza e che quindi i
sedili
non siano reclinabili, quindi ci spostiamo e fortunatamente troviamo
due posti
liberi che subito occupiamo. L’accoglienza a bordo è ottima, a tutti
viene
servito un pacchetto contenente un plaid,
una mascherina per gli occhi e tappi per le orecchie. Anche in questo
caso la
qualità dei servizi norvegesi non è mancata all’appello. Nel frattempo
il treno
parte e dopo pochi km ci addormentiamo. Il viaggio procede tranquillo e
alle
5.40 siamo a Drammen
dove scendiamo per prendere dopo
pochi minuti la coincidenza per Sandefjord.
Da li,
con un autobus arriviamo all’aeroporto, sistemiamo tutte le nostre cose
e
nell’attesa del check-in ci riposiamo un po’ su delle panchine e
spendiamo le
ultime corone rimaste comprando due panini. Quando è ormai ora
dell’imbarco,
andiamo al gate e in
pochi minuti saliamo sull’aereo per Bergamo
che dopo ben due
ore per un problema di conteggio dei passeggeri, finalmente parte. Il
volo è
tranquillo, dagli oblò salutiamo per l’ultima volta la splendida
Norvegia e
sperando di ritornarci ci addormentiamo. Anche a Bergamo la coincidenza
per
Roma purtroppo parte in ritardo, ma ormai abituati ci rassegniamo e
cominciamo
a goderci i ricordi di quello che è stato davvero un fantastico viaggio.
La
Norvegia ci è
piaciuta davvero tanto, tutto sembra incantato, la gente è cordiale,
l’ospitalità buona. Forse è un po’ cara, ma tutto sommato è stata
un’ottima
esperienza.
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