Siberia 2006 - 4^ puntata: Krasnoyarsk
Penultima tappa siberiana del viaggio di ZoT e Ale.
Temibili prove di forza, la teoria
della proporzione inversa, i faraoni
ed il trasferimento più lungo dell'intero
viaggio: ben 17 ore di promiscuità ferroviaria! |
11 agosto – Stupido Hotel
La
transiberiana tendenzialmente non fa ritardi. In primo luogo, il servizio
ferroviario russo è di buon livello. In
secondo luogo, le soste alle fermate intermedie sono talmente lunghe
che recuperare un ritardo è semplicissimo,
basta accorciare uno stop! Alle fermate la gente scende, si sgranchisce,
si fuma una sigaretta, e soprattutto compra del cibo. Tanto, tanto
cibo dalle babushke dotate di carrellini e borse termiche
che trasportano ogni ben di dio. Birroni, polli arrosto, ravioli,
patatame, salumi
e chi più ne ha più ne metta.
Tutto questo preambolo per dire che venerdì verso mezzogiorno,
dopo una tranquilla notte di treno, arriviamo belli puntuali a
Krasnoyarsk.
Fuori dalla stazione, con grande sicumera e dominio del sistema
di trasporti cittadino zompiamo sul bus 7 che percorre una
delle due prospekt parallele (Mira e Lenina)
che tagliano il centro. Giungere al nostro albergo economico e
centrale Uyut, prenotato
dalle due puzzone tomskiane, sembra un gioco da ragazzi! Sembra...
peccato che non cogliamo l’attimo fuggente.
Armati di misera mappina della Lonely
Planet, ci soffermiamo infatti
a discutere su dove sia più opportuno scendere ed ecco che
il centro è già bell’e finito e il bus, ormai
corriera, prosegue indefesso nella sua esplorazione della Siberia
periferica con buona pace nostra che speravamo in un veloce capolinea
e via dietrofront!
A questo punto, tanto vale prenderla con filosofia ed esplorare i sobborghi di Krasnoyarsk… che, va detto, non sono poi ‘sto
granché. Casermoni ed asfalto sconnesso lasciano sempre
più spazio a desolazioni post industriali e quartieri periferici
stile Beirut dopo i bombardamenti; il fiume Yenisey, quando appare,
unica piacevole macchia d'azzurro...
Dopo circa 800 km giungiamo al capolinea: non c’è più nessuno
nè sul bus nè alla fermata. Non vedendoci scendere,
bigliettaia e autista ci chiedono conto e noi confessiamo: mossi
a pietà dalla nostra incapacità non ci fanno pagare
un altro biglietto e la bigliettaia si incarica di indicarci dove
scendere. Dite quello che volete dei siberiani ma non che non abbiano
compassione del povero turista imbecille...
Malgrado l'imbeccata facciamo comunque fatica a trovare l’hotel
perché… non ha la minima insegna. Sembra un ospedale aperto l'altro ieri, tutto nuovo e dipinto di bianco, con il suo
bravo reduce delle guerre napoleoniche di guardia alle scale: anche
quando prendiamo possesso dell'impeccabile stanza siamo favorevolmente
impressionati. Lo siamo un po’ meno quando scopriamo che
non c’è l’acqua calda! La babuska alla reception,
serafica, risponde che sarà disponibile verso le 16 o le
17. Ale la prende decisamente bene e scaglia una serie di contumelie
contro la città, la Siberia e l’Universo intero da
guinness dei primati...
Tanto vale fare i superiori e uscire un po' in esplorazione. Va da sè che dopo una notte di treno non siamo esattamente
freschi e soprattuto non odoriamo di rose: il lato positivo della
medaglia è che anche le temutissime zanzare siberiane (non
che noi se ne sia vista una) preferiscono stare alla larga...
Ci facciamo un po’ di vialone, poi, praticamente esaurite
le possiblità turistiche (Krasnoyarsk stranamente non rientra
tra le città patrimonio dell'Unesco) decidiamo di salire
sulla collina che domina la città, dove c’è la
Cappella Chasovnya, quella ritratta sulla banconota da 10
rubli e dove sembra ci sia una gran bella vista.
La salita è drammatica: 2 milioni di scalini sotto il sole!
Quando arriviamo troviamo 8 matrimoni che combattono per fare le
foto con vista città ed un panorama cittadino, pur se visto
dall'alto, piuttosto squallido… dopo un paio di foto di rito,
preferiamo dedicarci alla contemplazione delle invitate ai matrimoni.
Al ritorno in centro, prima ci allunghiamo al sole sulle panchine
della centralissima Piazza del Municipio e poi passeggiamo sul
lungofiume, bello infarcito di chioschetti che vendono saporiti
spiedazzi di carne. C’è poca gente però.
Al ritorno in albergo c’è finalmente l’acqua
calda - si fa per dire: è appena tiepida. Ale comunque si
riappacifica col mondo, e il mondo con i due zingari igienizzati.
Dopo la doccia ed il pisolo di rito usciamo per cena e andiamo
in un kafè scelto a caso sulla Prospekt Mira, dove mangiamo
benino a prezzi onesti.
Per il proseguo della serata decidiamo di restare vicino all’albergo
e tentiamo di entrare in un fantomatico Rock
Jazz Cafè segnalato
dalla Lonely
Planet, ma siamo respinti per tutto esaurito!
Puntiamo allora all’adiacente gigantesco pub irlandese dove
troviamo posto e facciamo due chiacchiere lumando, perfettamente
ignorati, le signorine presenti. Un curioso fenomeno è la
costante proporzione inversa tra il nostro procedere verso Est
ed il livello di attenzione ed estetico delle bellezze locali:
cioè più avanziamo, meno ci cagano e meno son belle.
Agli studiosi la spiegazione…
Nel frattempo, una band locale suona discutibili cover (pure i
Ricchi e Poveri!) e i numerosi sderenati ballano: tra di essi si
staglia la figura di un uomo cisterna ballerino provetto nonostante
la mole, che fa piroettare una bella signorina di 60 kg più magra!
Noi ci facciamo 2 Guinness a testa e tiriamo tardi belli tranquilli
ed in pace col mondo. Pace che rischia di infrangersi al momento
del conto, quando inorridiamo di fronte alla richiesta di 480 rubli
per 2 birre!
Per fortuna i camerieri si sono dimenticati le prime due che ci
siamo scolati: paghiamo e fuggiamo di soppiatto. Peccato perché il
posto non era male, tra l’altro l’età media
era adeguata.
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12 agosto – Alle
sorgenti del Nilo
Ci svegliamo
un po’ più tardi dei nostri piani e dopo una “bella” doccia
quasi fredda (per la serie: ciò che non ti uccide ti rende
più forte) procediamo con l’esplorazione culturale
della città. Prima un bel brunch in un self-service sfruttando
l'offerta del business lunch, poi 2 passi verso il piazzone cittadino
che ospita la solita, immancabile statua di Lenin. Nel parco adiacente
c’è un festival rock sicuramente imperdibile, ma soprassediamo…
A seguire, con grande scelta di tempo (inizia a piovere), ci rechiamo
al… museo egizio, ossia con la facciata affrescata tipo piramide
di Cheope, in mezzo alla Siberia!
In realtà si tratta del Museo Regionale, solo che l’architetto
che l’ha costruito era un maniaco di sfingi e mummie, oppure
si fumava l’infumabile, chissà… fatto sta che
l’edificio è decisamente fuori posto. Anche l’interno è incongruo:
si trova di tutto, dalle icone antiche, agli sciamani mummificati,
alla fedele replica a grandezza naturale di una nave usata dagli
esploratori cosacchi dello Yenisey. Non ha una logica, ma del resto
siamo in Russia, mica a Lugano.
Dopo il museo Ale è provato,
quindi dopo una deviazione in zona negozi, decide per una pennica.
ZoT ne approfitta invece per recarsi in pellegrinaggio alla casa
di Lenin (è stato mandato in esilio in Siberia, lo sapevate?)
in loco. Ci rivediamo più tardi nel piazzone a goderci il
sabato pomeriggio finalmente al sole e ci spariamo pure uno spiedino
con una cipolla parecchio aggressiva! Questa piazza centrale su
due livelli è decisamente un luogo gradevole: al piano alto
c'è l'immancabile fontana meta di processione per le foto,
un tot di chioschi con tavolini, il solito teatrone. Su tutto si
staglia il Big Ben locale. Al piano di sotto ci sono un po' di
giostre e giochi per i bambini e prende il via il lungofiume con
la sua teoria di baretti.
Dopo la consueta sosta in albergo, eccoci belli tonici per un
sabato sera da viveur internazionali!
Ceniamo in una birreria pseudo-ceca: servizio lento ma discreto.
In verità avevamo altri piani – cenare direttamente
al famigerato Rock Jazz Café – ma pure stasera siamo
stati respinti! Mettiamo allora in atto il piano B: andare al Che
Guevara, localone in zona stazione di cui parla bene la Lonely.
Giunti in loco però, Ale suggerisce di provare l’adiacente
Havana Club (non hanno molta fantasia con i nomi in questa parte
della città), dove entriamo, ci intristiamo per il vuoto
pneumatico e l’età media minore di 13 anni e usciamo.
Andiamo quindi al Che, dove ci rapinano ben 350 rub di ingresso: è mezzo
vuoto e suona un’improbabile band rockabilly, ma ormai siam
qui, abbiamo pagato e ci restiamo... La ruota della serata gira quando scopriamo che c’è una discreta birra locale
a soli 79 rub, malgrado i baristi facciano gli schifati quando
iniziamo a chiederla a nastro. Poi, man mano che la serata prosegue,
la pista si riempie e la band viene sostituita da un Dj.
Ne viene fuori un sabato sera parecchio piacevole, tra balli, bevute
e alcune notevoli conoscenze femminili: Ale, adottando la celebrata
tecnica del bancone (non faccio una mazza e aspetto che
mi si noti), viene in contatto con un terzetto di amiche in libera
uscita dai
mariti -di cui una parla inglese, retaggio di un tot di mesi passati
in Florida a fare la ballerina di lap dance!- mentre ZoT con il consueto stile disco dancer (ballo come un cretino
finché non
pesto i piedi a qualcuna, sperando che non si inca**i) si lancia
alla conquista dell’equivalente siberiano di Gwyneth
Paltrow,
ma più alta (così dice lui!)…
In generale ci sono più donne che uomini, dato che sembra
che questi ultimi preferiscano starsene a casa o nelle dacie di
campagna a giocare alla playstation e ad ubriacarsi in virile compagnia:
non c’è proprio più religione, ma chi siamo
noi per lamentarci?
Rincasiamo ad un’ora oscena e proviamo a riposare un minimo,
che nel primo pomeriggio si riparte!
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13 agosto – Transiberiana
La
sveglia fa molto male. Non abbiamo tempo per una colazione luculliana,
per cui andiamo sparati in stazione e mangiamo qualcosa nel simpatico
fast food Papa Potato.
Inizia il trasferimento più lungo, all’incirca 17
ore. Abbiamo acquistato tardi il biglietto e abbiamo trovato si
posto ma in carrozze diverse: in quella di Ale c’è una tizia
amorfa che parla solo l’oscuro dialetto locale e mangia
frutta a ripetizione, in quella di ZoT due sfattoni, Vova e
Dima,
ed una sciura, Svetlana, coi quali lo zingaro fa disperati tentativi
di conversazione. Vova beve birra come un’idrovora, si mangia
un pollo arrosto intero praticamente da solo e poi si addormenta
di schianto, russando come un cosacco!
Nei rispettivi scompartimenti, entrambi leggiamo, dormicchiamo
e poi ci ritroviamo per la cena nel vagone ristorante. I
russi veri se ne stanno placidi in terza classe con le loro borse
termiche,
non indulgono certo in tali mollezze borghesi! Tant’è vero
che è qui che incrociamo i primi italiani del viaggio… ovviamente
non sentiamo la mancanza dei nostri connazionali, per cui facciamo
finta di nulla.
Ai tavoli serve una appariscente signora sui 40,
che più che un’impiegata delle ferrovie sembra un'entreneuse
in declino… vai a capire i criteri di
selezione del personale! Comunque il cibo non è neanche
male e il servizio è buono, anche se Ale viene sorteggiato
al posto sbagliato – sotto il suo sedile c’è una
dispensa tipo tasca di Eta
Beta e viene fatto alzare ogni 30” circa.
Dopo la cena i due zingari si separano e tornano a fare compagnia
ai loro rispettivi compagni di viaggio. Irkutsk è ancora
10 ore lontana e la notte siberiana può fare miracoli per
recuperare le forze…
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Leggi Episodio I: Omsk
Leggi Episodio II: Tomsk
Leggi Episodio III: Novosibirsk
Leggi Episodio V: Irkutsk
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| Logistica |
| A Krasnoyarsk stiamo
all'hotel
UYUT, in Surikova 13 (3912-277-763). L'albergo è nuovissimo
e costa poco, 700 rub cad a notte, ma ha l'acqua calda solo alcune
ore al giorno, di solito la sera. Per arrivarci si prende il filobus
n. 7 proprio di fronte alla stazione e si scende dopo qualche
fermata; occhio che il 7, contrariamente a quanto affermato nella
Lonely,
non risale la Surikova ma va a perdersi nelle periferie.
Il biglietto sono 6 rb. Da qui abbiamo preso il treno per Irkutsk:
sono 17 ore di viaggio al costo di 1.645 rb cad per una panca in
una kupe da
quattro. |
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