Sotto il cielo di Bulgaria
Autore: Lauretta
Periodo: 21 - 27 aprile 2007
Avventure e disavventure di una coppia zingara nei Balcani.
Da Sofia a Plovdiv tra divagazioni gastronomiche e problemi di
viabilità. La
sempre leggendaria ospitalità bulgara unico punto fermo
di un paese che sta cambiando... |
21 aprile - Sofia
Arriviamo
all’aeroporto verso mezzanotte, con il consueto ritardo di
30 minuti della Wizzair che si ripeterà anche al ritorno
e contrattiamo un prezzo probabilmente esagerato (7 euro) con un
taxista di ok taxi per farci portare in centro..
Raggiungiamo l’ostello che avevo prenotato [The Street, pop
bogomil street] verso l’una, e nessuno ci apre. Il taxista
Ivan ci assiste pronto a trasportarci verso altri ostelli,
dopo averci anche proposto di accordarci su un buon prezzo per
farci
girare tutta la Bulgaria in taxi.(!)
Alla fine viene in nostro
soccorso un ospite coreano dell’ostello, che ci apre,
si prodiga per trascinarmi su la valigia e si profonde in scuse
per
le condizioni del proprietario, che giace in stato piuttosto confusionale
a seguito di un paio di giorni di sbevazzamenti ininterrotti.
L’ostello
ha il look delle case delle vecchie zie ereditate e non rimesse
a posto, con la carta da parati strappata, un mobiletto porta macchina
da cucire Singer trasformato in piano d’appoggio e
dei tristi quadretti in bianco e nero di vecchi film bulgari. L’affaccio,
al primo piano, è sull’inquietante e decrepita via
assolutamente priva di luci, che in un secondo tempo ci hanno detto
essere zona di prostitute e spacciatori (ma noi non ne abbiamo
visti)
La breve notte in ostello, cominciata verso l’una
con la caccia alla camera con ubriaco al seguito, si rianima di
nuovo
verso le 3 e mezzo, quando altre ospiti dell’ostello tacco-a–spillo-dotate ritornano dai bagordi della vita notturna e zampettano per una
ventina di minuti dalla loro camera al bagno (ciabatte, queste
sconosciute).
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22 aprile - Sofia
La
mattina Paolo, che fa del riposo in vacanza una filosofia di vita,
si anima di coltello tra i denti e giriamo mezza Sofia alla caccia
di un nuovo alloggio dove passare i due seguenti giorni, e al seguito
della datata guida Dumont perdiamo una mattinata senza concludere
niente.
Tra una ricerca ed un’altra abbiamo modo di notare come ci
siano diverse e belle zone di verde in città.
Non tutte le vie (anzi, poche direi) hanno il nome segnalato all’inizio,
e questa incomprensibile abitudine tende a ripetersi anche nelle
altre città (Plovdiv per esempio). Diciamo che l’assenza
di segnaletica in generale è un vizio abbastanza diffuso,
che si somma alla difficoltà di tradurre tutto dal cirillico.
Paolo lo sa leggere, ma io balbetto solo le sillabe che contengono
le lettere uguali al greco antico (grazie liceo classico!) e sentirsi
analfabeti come un bambino di 5 anni fa un certo effetto.
Oltre ad aver incrociato dei bei parchi, siamo anche entrati nella
Chiesa di Sveta Nedelja, dove si stava celebrando
un matrimonio ortodosso, e siamo rimasti un po’ a guardare,
incuriositi dalla cerimonia, concelebrata da più sacerdoti,
dai continui canti e da alcuni passaggi rituali (l’incoronazione
degli sposi etc). I parenti degli sposi erano davvero pochi, tutti
in
piedi in cerchio e con una candela in mano.
Nei nostri giri alla ricerca dell’alloggio siamo approdati
anche al parco che ospita il Palazzo Nazionale della
Cultura ed
il monumento ai 1300 anni della Bulgaria.
Ritornati in zona ostello, troviamo finalmente un albergo decente
dove dormire. Si chiama Hotel
Maxin [62 M. Louisa st] ed è utilmente
dislocato vicino alla stazione dei bus e dei treni, che si raggiungono
a piedi in 15 minuti. La doppia costa 60 euro e riserva la sorpresa
della sauna in camera (!!!).
Approdiamo quindi all’hotel di superlusso, (visti i lidi
da cui provenivamo), ci diamo una sistemata e prendiamo accordi
per l’appuntamento con i bulgari di hospitality
club, con
cui avevo allacciato un fitto epistolario fin dall’Italia.
Alla fine sono venuti in 4, con corollario di amici, e con loro
nel tardo pomeriggio si inizia finalmente il giro di Sofia andando
per monumenti.
Il Boulevard Maria Louisa non offre scorci significativi,
palazzi restaurati si susseguono ad altri tutti scrostati, le viuzze
secondarie
sono piuttosto deprimenti, i negozietti mostrano il fascino del
tempo che fu: tutta la merce delle tipologie più svariate
si affolla in vetrina e fuori senza soluzione di continuità.
Una povera chiesetta antica, che sarebbe stata anche graziosa, è stata
inglobata in un sottopassaggio, mentre la splendida rotonda di
Sveti Georgi è stata fagocitata dallo Sheraton
Balkan Hotel.Gli
affreschi al suo interno sono davvero belli.
Il giro prosegue verso
i palazzi della politica, ed il Teatro Nazionale Ivan Vazov,
bell’edificio
fronteggiato da un fresco parco.
Durante il percorso approdiamo anche ad una chiesa russa, nei cui
sotterranei si dice che si possa esprimere un desiderio che si
avvererà. Purtroppo però sta chiudendo.. ci avviamo
quindi verso l’imponente Cattedrale Aleksander Nevskj,
dove è in
corso la messa. L’edificio è davvero imponente, sia
all’interno che all’esterno, ed il suo fascino è ancora
più forte di notte, quando è illuminato. Finiamo
il pomeriggio in un parco vicino alla cattedrale, a bere della
buona birra ed a chiacchierare con i ragazzi bulgari. Alcuni di
loro ci salutano, ma ci siamo guadagnati un invito alla cena
tandem per il giorno successivo: noi siamo pronti a cucinare la pasta,
loro ci proporranno qualche piatto nazionale.
Rimangono con noi Gergana e Hristo, che ci accompagnano
a cenare in un ristorantino che mai avremmo trovato da noi. Si
chiama Voivodite,
dal nome di un eroe nazionale, ed è gestito da un tizio
del partito VMRO (International
Macedonian Revolutionary Organization).
Vi si accede da una galleria, è un locale
popolare e colorato, apparecchiato con le tovaglie artigianali,
dove si ascolta un genere
di musica di contaminazione tra la musica popolare bulgara, quella
greca e turca. Il risultato è un mix gradevole, pare più amato
dagli stranieri che dai bulgari, ma che comunque anche loro -unici
frequentatori del locale- non sembravano disprezzare, dal momento
che ballavano gioiosamente tra una portata e l’altra (ho
ballato anche io, per onorare gli ospiti).
Sul menù naturalmente
ci siamo lasciati consigliare: abbiamo preso una shopska salata (pomodori,
cetrioli, erba cipollina e formaggio di mucca a pioggia), un piatto
servito in terrina di coccio dal nome di komitsko
gyuvedzhe (patate, prosciutto cotto, funghi, cipolle,
erba cipollina e nuovamente formaggio di capra, tutto al forno)
e infine un piatto non propriamente
dietetico, il kasapsko meze, piatto di agnello, patate e
cipolle con condimento piuttosto unto.
Tutto annaffiato da rakia e buon vino della casa. Il conto totale
per 4 persone mi pare si aggirasse sui 33 leva, circa 16 euro.
(!!!!!)
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23 aprile - Sofia
La
mattina seguente dovevamo cercare gli ingredienti per la cena in
programma per la sera, e ci siamo tuffati nel mercato all’aperto
di Sofia,
comodamente collocato dalle parti del Ponte dei Leoni, a
due passi dall’albergo. Il mercato merita assolutamente
una visita per la variegata umanità da cui è composto.
Diciamo che è il Porta Portese dell’Est, con
l’aggiunta
della zona frutta/verdura. Dignitose vecchiette che vendono fiori,
conserve o verdure del loro orto, alcuni zingari vendono sigarette
di contrabbando, altri si limitano a non far niente senza però essere
molesti, e bancarelle dove si trova per lo più verdura di
stagione , quindi ad aprile soprattutto cetrioli (l’onnipresente
verdura nazionale), pomodori, cipolle, cavolo cappuccio, patate
e carote.
Il mercato di Sofia è aperto 7
giorni su 7, anche la domenica
pomeriggio. Vladimir ci ha detto che il mercato non chiude
mai, neppure la notte, solo che “il tipo di commerci si trasforma” ed è meglio
evitarlo.
Ritornati dal mercato carichi di buste, nonostante il caldo Paolo decide di sperimentare la sauna della camera, mentre io mi dibatto
nell’incertezza se accettare un invito a uno stage di
danze bulgare che mi aveva fatto Gergana, o un invito al parco a prendere
il sole con Vlad & friends.
Opto per il parco, dato lo splendido sole; lì mi faccio
due chiacchiere con i suoi amici prima di spostarci nella casa
della cena tandem, a conoscere le coinquiline e bere un ottimo
the appena riportato dal loro recente viaggio a Instanbul.
Una delle sue coinquiline è laureata in spagnolo,
le altre parlano un buon inglese, e la conversazione passa in continuazione
da una lingua all’altra. Nel frattempo ho scoperto il loro
menù della serata: banitsa, una torta di sfoglia
salata ripiena di formaggio fresco e uova, una vera bontà,
e insalata di pomodori e melanzane al forno con aglio, da gustare
rigorosamente
accompagnata dalla rakia fatta
in casa.
La rakia non è un
liquore estremamente forte, ma certo non siamo esattamente abituati
a pasteggiare a rakia… e
neppure a smorzare (?!) l’effetto
rakia con peperoncini freschi piccantissimi.
Quanto a me, mi sono dovuta arrangiare a cucinare sugo e pasta di
marca bulgara su due piastre elettriche che al massimo si intiepidivano… c’è voluta
un’ora, e la pasta di marca bulgara naturalmente si è incollata
ma almeno il sugo ha difeso l’onore della cucina italiana.
La serata si è conclusa tra piacevoli chiacchiere, e Vlad che ci ha accompagnato in albergo per le scorciatoie di Sofia,
evitando come la peste il famoso mercato all’aperto in notturna.
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