Zingarate
 

Budapest 2002 - La zingarata anomala

Partecipanti: Ale, ZoT, GD, Raul, Zeta
Date: 1 - 3 marzo 2002
Mezzo: Tarellomobile (BMW 520i Touring)
Il percorso: Milano - Lubiana - Kesthzely - Budapest - Milano (via Austria)

Amsterdam, Ungheria (?)

1 marzo 2002 - ore 8,30. Raul Tarello, armato di potente Tarellomobile aziendale, raccoglie gli altri 4 zingari partecipanti. La meta, Amsterdam, è ormai decisa da mesi. ZoT e Ale si sono attivati da giorni per raccogliere tutto il materiale informativo necessario: piantine del luogo, locali hype, ristoranti, coffee shop, eccetera. Ma naturalmente tutto questo passa in secondo piano quando GD, scartabellando i documenti della Tarellomobile, scopre che per la prima volta nella storia degli zingari l'Est non è più tabù. Infatti questa volta siamo imbarcati su un mezzo la cui assicurazione copre anche i paesi dell'ex blocco sovietico! Ci sono ancora precluse la Jugoslavia, l'Afghanistan e l'Iraq, ma pazienza! In pochi istanti si decide la nuova meta: Budapest.

Ore 9,30 . Il cambio di programma ci costringe a posporre la partenza per recuperare i passaporti. Infiliamo in borsa anche un costume da bagno, perché a Budapest ci sono le terme…

Ore 10 e rotte. Siamo ufficialmente in viaggio sulla A4. La partenza è stata un po' lenta e i chilometri sono molti (quanti non lo sappiamo con precisione), ma il mezzo è potente e gli zingari pieni di entusiasmo per la nuova avventura.

Slovenia

Primo pomeriggio: varcata la frontiera, la zingarata è pienamente operativa. Ci troviamo in Slovenia con l'intenzione di superarla di slancio e di arrivare a Budapest in tempo utile per goderci la serata. In un impeto di ottimismo, GD stima in 300 km la distanza tra la frontiera italiana e la capitale magiara!

La consueta attività di carwatching ci causa un ulteriore ma gradito ritardo: infatti individuiamo una macchina con 4 manze a bordo e scatta l'arrembaggio (sorpassi e controsorpassi con saluti e sorrisi a 64 denti). Stranamente le fanciulle si dimostrano cordiali! (Ma che succede oggi?) Fatto sta che riusciamo a trasmettere il numero di cellulare di ZoT tramite un cartellone improvvisato e loro ci chiamano. “Quagliamo” un aperitivo a Lubiana , quindi usciamo dall'autostrada e le seguiamo fiduciosi nel traffico della capitale slovena. Finalmente ci dicono di parcheggiare, non prima di avere scaricato una delle 4 (ovviamente la più carina del gruppo, mannaggia…). Le fanciulle superstiti si chiamano Ursa, Sabina e Tina , sono molto simpa e studiano come maestre d'asilo a Koper, dove vivono durante la settimana, ma sono di Lubiana.

Ci beviamo qualcosa in un bar (zingari: 5 birre. Fanciulle: 2 succhi di frutta e 1 tè!) e socializziamo per quanto possibile vista l'approssimativa conoscenza dell'inglese (solo Ursa si salva).

Naturalmente siamo molto soddisfatti: delle giovani (molto giovani) esponenti del sesso opposto ci hanno valutato essere non sufficientemente disgustosi da accettare un aperitivo con noi! Che si tratti di una zingarata anomala ??

Ovviamente scatta la telefonata al Nonno, rimasto a Milano. Avremmo pagato per vedere la sua faccia quando gli abbiamo passato Ursa che lo ha apostrofato con un “Hello Nono!”

Ore 16. Ci congediamo e ripartiamo: Budapest è ancora molto lontana. Iniziamo a valutare una tappa intermedia, ovviamente sul lago Balaton , leggendaria meta del turismo di massa dell'Est, immaginata da noi come una sorta di Rimini socialista, dove lo zingaro adiposo e sfatto viene trattato allo stesso modo dell'energumeno locale palestrato e virile, da stuoli di manze disponibili esotiche e discinte.

Ovviamente, essendo bassissima stagione, siamo disposti ad accontentarci di una qualsivoglia forma di vita e di un piatto di gulasch.

Risiko

Ore 19: eccoci in frontiera. Vista l'ora, la tappa al Balaton è ufficializzata dall'assemblea zingara. Già ci pregustiamo un bell'alberghetto con vista lago… ma abbiamo sbagliato nazione!! Non ci troviamo in Ungheria (simbolo H), bensì in Croazia (simbolo HR)! Contumelie di tutti i tipi si abbattono sul Destino e soprattutto sullo svagato navigatore GD. Fortunatamente, non è un problema di strada sbagliata quanto di geografia: è infatti previsto, in effetti, l'attraversamento di un pezzettino di Croazia… qualcuno di noi inizia a rimpiangere i bei tempi di Tito quando la Yugoslavia non sembrava un tabellone del Risiko.

Ore 20: eccoci finalmente alla frontiera croato-ungherese! Che peraltro, si presenta tanto fatiscente quanto inospitale: la corsia di accesso è bloccata da una… sedia , messa lì a bella posta dai doganieri! Ma soprattutto, nessuno che ci caghi. Noi vorremmo solo mostrare i nostri passaporti ed andarcene, insomma una procedura che per un posto di frontiera dovrebbe essere abbastanza standard, ma sembra che qui ognuno abbia di meglio da fare. Zeta (che ha una particolare antipatia per le dogane dell'est) comincia ad innervosirsi. Finalmente una doganiera con l'aria da pitbull ci caga ed esamina con moooooolta attenzione i nostri documenti. Passano i minuti… Zeta sempre più incazzoso… la doganiera interloquisce con un collega… finalmente abbiamo via libera.

Si fa per dire, perché 10 metri dopo c'è una sbarra ma nessuno che la sollevi! Stiamo già pensando a fare da noi (e probabilmente di saremmo beccati una sventagliata di mitra) quando finalmente un doganiere che sembrava passare di lì per caso solleva la sbarra. Balaton, arriviamo!

Keszthely

1 marzo 2002 - Ore 21: eccoci a Keszthely (impossibile pronunciarne il nome senza fare la doccia all'interlocutore), paese sul lago Balaton scelto con inappuntabile logica dal navigatore Ale (GD è stato giubilato dopo l'affaire – Croazia): è sottolineato in rosso sulla cartina da 2 soldi comprata all'autogrill. “Località pittoresca”, suggerisce la legenda… speriamo! L'ingresso in paese fa ben sperare: molti alberghi ed insegne di locali… ma pochissima gente in giro.

Ci rechiamo all' Hotel Bacchus , dove per 72 Euro ci danno un megaappartamento da 4 con letto extra! Zeta perde il consueto sorteggione e si becca la brandina; ma sapendo che si tratta di una sola notte, non inveisce più di tanto.

Ci trasferiamo subito al ristorante annesso, dove mangiamo ottimamente (carne e zuppa di gulasch) e beviamo altrettanto bene con 12 Euro a testa. Tradiamo la “solita” birra (in Ungheria c'è la Dreher!) a favore del vino, dato che il posto è anche enoteca e puoi sceglierti la bottiglia direttamente nell'attigua cantina, e non ce ne pentiamo affatto.

Ore 23: finora tutto bene, siamo molto soddisfatti! Ora non resta che chiudere la giornata in bellezza: a seguito di consultazioni con il cameriere del ristorante, ci stazziamo al disco club “ Easy ”: divanetti, musica che pompa, bella gioventù anche se non molto numerosa: non ci resta che bere per digerire la selezione musicale del diggèi ungherese.

Ore 24: tutto procede per il meglio. Incredibilmente, ZoT ha socializzato con una manza locale: tale Olivia , età indicativa 20 anni (ma non ha osato chiederglielo), bionda, fisico da modellazza, ombelico fuori, livello di conoscenza dell'inglese: atroce; francese: nullo; italiano: non scherziamo; tedesco: ottimo, ma nessuno di noi lo conosce! Purtroppo l'unico che lo parla è il Nonno.

(Lezione #1: in Ungheria l'inglese lo masticano pochino)

La conversazione procede a fatica ma va bene lo stesso. A un certo punto Olivia si accascia inspiegabilmente su ZoT –inspiegabilmente perché aveva bevuto solo acqua minerale. E a questo punto sorgono spontanee 2 domande:

1) cosa mettono nell'acqua gli ungheresi?

2) Perché ZoT non ci ha provato?

Quale che siano le ragioni, noi facciamo la nostra porca figura di scafati discotecomani smezzandoci l'ultima pastiglia di caffeina portata da Zot, in mancanza delle sostanze psicotrope che avremmo trovato ad Amsterdam.

La serata procede speditamente verso ore molto piccole; quando la fauna femminile presente nel locale è stata ormai scrutinata a fondo ed ha mostrato per noi un interesse prossimo allo zero, decidiamo di verificare se la città offre altre possibilità di svago.

A prima vista sembra di sì: usciti dall'Easy, Ale viene approcciato da una manza ubriaca che tenta di trascinarlo nel locale a fianco, da cui pompa musica a volume esagerato. Decidiamo invece di compiere un giro di perlustrazione in auto, anche per dare modo a Raul di sfogare le sue doti di towndriver in strade assolutamente deserte (leggi: musica a palla, finestrini abbassati, sgommate).

Purtroppo questo edificante spettacolo si svolge avanti ad un pubblico inesistente, così come sono inesistenti locali alternativi (unica possibilità: svariati night club, il cui aspetto ricorda in maniera preoccupante l'Ippopotamo di fantozziana memoria).

Decidiamo quindi di tornare nei pressi dell'Easy e chiudiamo la serata nel locale a fianco, in via di desertificazione, unica luce una bionda mozzafiato con giubbotto da motociclista accompagnata –come l'abito impone- da un gruppo di energumeni, il che non ci impedisce di eleggerla top manza della giornata. 


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