Bosnia-Erzegovina
Autore: Geom.Calboni
Periodo: 24 aprile - 1 maggio 2007
Annunciato "solo" quattro mesi fa, vede finalmente la luce
lo speciale sul viaggio intrapreso dal Geometra insieme a Jena nei
meandri della Bosnia e pure dell'Erzegovina. Mica pizza e
fichi... |
Nel mio personale programma di
viaggi, che prevede di visitare tutto il possibile finchè ne
avrò la possibilità,
era giunto il momento della Bosnia. Già lo scorso gennaio,
con tanto di biglietto aereo prenotato, fui costretto a rinunciare
alla mia ispezione in loco. Ora il momento era propizio per andarmene
a zonzo per la Bosnia e l'Erzegovina, visitando non solo la
capitale ma, come piace a me, perlustrando anche la provincia:
la
"campagna" come la chiamo io. Solo
così riesco ad avere una visione più o meno completa
dei luoghi. E magari fare scoperte interessanti… (leggi:
Ostrava,
Wroclaw,
etc.)
Viste le grosse affinità presenti tra me e Jena,
che ci porteranno a breve verso una destinazione di un certo livello,
si decide comunque di fare una prova generale e di partire per la
Bosnia (ma non come militari…) insieme.
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Martedì 24 aprile - partenza
Dileguatomi
dal lavoro nel primo pomeriggio, mi affretto sul treno
che mi porterà diritto a Mestre, luogo di cambio treno e
scelto come naturale meeting point con Jena. Invece del
solito trenaccio italiano, per evitare i normali ritardi scelgo
l’Eurostar.
Col risultato che giungo a Mestre con un'ora di
ritardo. E’ la routine dei treni italiani. E meno male che
ero partito con largo anticipo proprio in previsione di ciò…
Giunto a Mestre, recupero la Jena, sobbarcatasi un bel
viaggetto da Savona e, tra i convenevoli di rito, la prima birra
del viaggio e una leggera masticazione si salpa, sempre in treno,
per Zagreb,
Croazia.
Personalmente Zagreb
mi evoca piacevoli ricordi legati ad una storia oramai andata…
provo a non commuovermi a rimembrare quando mi imbarcavo su quel
treno per ben altri motivi…
Il treno è pieno. Per i ponti festivi tutti si mettono in
viaggio. La maggior parte della gente se ne va a Budapest.
Destino vuole che le nostre vicine di posto siano tre simpatiche
ragazze slovene. Il bottone non verrà attaccato
ma io non riuscirò a prendere sonno fino a Ljubljana,
meta delle ragazze…
Giungiamo nella per me familiare Glavni Kolodvor di Zagreb
in perfetto orario (per forza, siamo all'estero): 4:30 del mattino.
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Mercoledì 25 aprile - Banja
Luca
Zagreb
è solo lo snodo da cui prenderemo il bus per recarci in Bosnia.
Come prima tappa decidiamo di immergerci subito nella realtà
della campagna bosniaca. Traghettatici dalla glavni kolodvor
zeljeznicki all’autobusni kolodvor (dalla stazione
ferroviaria a quella dei pullman) senza problemi di sorta, vista
la mia discreta conoscenza della città e fatti i biglietti
con kune croate portate dietro dall’Italia, rimasugli
delle mie vecchie sortite in loco, ci attestiamo nel barraccio dell'autostazione
in attesa del pullman che ci porterà direttamente a Banja
Luka: capitale della Repubblica serba di Bosnia. Prima
tappa del nostro tour.
Alle 6:30, finalmente, ci involiamo per la tanto attesa Bosnia.
Viste le fatiche accumulate al lavoro il giorno
precedente e nel viaggio notturno ci addormentiamo quasi subito.
Ci svegliamo prontamente alla fine dell'autostrada quando il nostro
bus si infila diretto nelle strade di campagna che portano al vicino
confine.
Poco prima del confine sosta in un villaggio croato:
quattro case ed un bar-ristorante.
Ci avvicina uno degli occupanti del nostro bus. E’ un bosniaco
che lavora a Vicenza, ovviamente in nero in un
cantiere edile di Padova: a suo dire (come non credergli) lo pagano
poco ma non ne può fare a meno visti gli stipendi e la scarsità
di lavoro del suo paese, ed intavoliamo una piccola conversazione
in italiano spiaccicato - croato spiaccicato - bulgaro spiaccicato.
Per la cronaca, l’inglese durante il nostro
viaggio verrà usato poco; le mie piccole conoscenze di croato,
le piccole conoscenze di bulgaro di Jena ed il poco italiano
conosciuto da molti bosniaci la faranno da padroni.
Il viaggio prosegue. Si giunge al confine croato-bosniaco.
Siamo emozionati come due bambini. Rivedo un altro confine delimitato
da una recinzione di bielorussa memoria (naturalmente con le dovute
differenze). I controlli filano lisci tranne che per i soliti accertamenti
approfonditi al mio passaporto (per uno strano effetto sembra che
la mia foto sia un falso) che subisco oramai ovunque, e ai resti
di quello che rimane dello storico documento di Jena. Quante
ne ha viste quel passaporto… dobrodosli u Bosna Hercegovina.
Entriamo trionfanti in Bosanska Gradiska, la parte
bosniaca della città di Gradiska e iniziamo a vedere
i primi segni sui muri di pallottole che non
ci abbandoneranno per tutta la Bosnia.
Lo scenario che si presenta è diverso dai molti a cui siamo
abituati. Iniziamo ad esaltarci.
In perfetto orario facciamo il nostro ingresso a Banja Luka.
Il bus ci scarica all'autostazione situata giustamente nella periferia
della città.
Lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi è commovente.
Aperta campagna, classici chioschetti che vendono generi alimentari,
cavalli al pascolo, gente che spinge carretti sorta di carriole
artigianali. E’ la volgarità pura…
(il termine volgare è da me usato nell’accezione di
paesaggi ancora rurali, non ancora colonizzati dalla vera volgarità
occidentale) La commozione ci pervade.
Alle nostre spalle c'è la stazione dei treni.
Un'enorme costruzione fantasma. Tutto è scritto in cirillico.
Siamo nella parte serba della Bosnia.
Piano piano rivangherò le mie rimembranze di alfabeto cirillico,
lo stesso farà Jena e dopo il primo impatto il cirillico
non avrà più segreti. A parte qualche nuova lettera...
Leggeremo come i bambini alle elementari ma leggeremo.
Un autista del bus che conduce al centro città non ci accetta
non avendo noi moneta locale. I bancomat in zona non esistono. Viene
approvata la mozione di Jena: raggiungere
il centro a piedi.
Venti minuti di cammino con occhi puntati dappertutto per carpire
ogni minimo segreto della città. Con l'addentrarci
sempre più, la città acquista la fisionomia di una
classica città dell'Est. Moderna ma dell'Est. Mi ricorda
per certi aspetti Rzeszow in Polonia. Avverto anche una
leggera aria di Minsk.
Come è normale in città del genere nell'Est Europa,
non prettamente turistiche, esistono solo alberghi di lusso
o pseudo-tali. Perdiamo del tempo nel cercare una sistemazione adatta
alle nostre tasche ma con difficoltà. Nel frattempo siamo
circondati da bellezze locali esagerate. A stento riesco a trattenere
ululati di giubilo…
Desiderosi di buttarci nella realtà cittadina, scegliamo
un'“accomodazione” facendoci guidare
dall'istinto volgare. Siamo attirati da una costruzione diroccata,
nell'ala ristrutturata c'è un albergo. Sarà il nostro.
Accomodatici e pettinatici ci caliamo nella città.
Il centro è racchiuso tutto in poco spazio: l'isola
pedonale con i negozi alla moda e le banche, bandiere della
Serbia e della Crvena
Zvezda (la squadra di calcio della Stella Rossa di Beograd)
ovunque, la piazzetta con la classica statua del “Padre della
Patria”, la strada con i localini uno dietro l'altro. Gente
ovunque, comprese stupende ragazze in pausa dall'università.
Ci addentriamo nel centro commerciale. E' l'apoteosi…
sullo stile dei centri commerciali di Minsk, dove neanche
mio nonno avrebbe comprato, ma con pochissima roba in vendita. Scaffali
quasi vuoti o pieni di roba inutile o vestiti stile LungoCrati
anni’80 di Cosenza (storico mercato volgare non più
esistente). Commesse scandalose.
Non completamente soddisfatti ci inoltriamo nel classico mercato
all’aperto: frutta, vestiti più decenti, chincaglieria
varia.
Mi arriva un sms dalla Lituania via Irlanda. Questo
stupido particolare si rivelerà fondamentale per la cabala.
Per 6 giorni consecutivi, ogni mezz'ora esatta riceverò lo
stesso sms. L'orologio non l'ho usato, l'sms mi segnava il tempo.
Ci infiliamo nella fortezza cittadina. Trattasi
nient'altro che una vecchia fortificazione oramai adibita a giardino
per i bambini o romantica “linguin-zone” per
coppiette. Niente di speciale.
Attratti da quattro ferraglie, cimeli tipo un carro armato, un cannone
ed una vecchia locomotiva, facciamo il nostro ingresso nel Museo
della Storia della Repubblica Serba di Bosnia. Anche questo
niente di speciale, a parte qualche pezzo.
Avvisando una leggera stanchezza, abbandoniamo il campo e ci ritiriamo
in albergo pronti per il match della sera.
Riposatici e ben pettinatici stavolta, andiamo a giocare la nostra
partita. Locali pieni e ben frequentati ma sfortunatamente, l’unica
partita che si giocherà quella sera sarà Chelsea-Liverpool
in televisione… Infatti, non appena terminato il match in
tv, i locali iniziano a svuotarsi. Alle 23:30 non c’era più
nessuno in giro.
Ci attardiamo nell'unico bar ancora aperto. Vista
l'ora tarda facciamo un ultimo giro in centro e scopriamo un paio
di disco interessanti. Ma per il week-end…
Scolateci un paio di non esaltanti birrette locali, torniamo mestamente
in albergo rincuorati da Jena che, citando il noto “pensatore
di Angri”, afferma: ”siamo solo al primo giorno: e non
finisce qui!”.
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| Pillole di Jena... |
Dalla Crozia al Montenegro
e viceversa esiste un supplemento per i bagagli imbarcati poche
kune o marchi convertibili. Quindi tenete un eurino circa da
parte per l'operazione. E' sempre consigliato pagare in moneta
locale per evitare cambi approsimativi.
La moneta bosniaca sono i marchi convertibili sigla Km.
Da qui la facile battuta che ci ha accompagnato tutto il viaggio:
- "quanti km costa?, quanti km hai ancora?".
Non ci sono moschee a Banja Luka perchè durante la guerra civile
yugoslava le numerose moschee della città a minoranza musulmana
sono state distrutte dai Serbi compresa quella di Fehredija la
più antica e importante. Si parla ancor ora di ricostruirle.
Capita di vedere qualche cartello di far attenzione
alle mine. Ancora oggi è estremamente pericoloso addentrarsi
fuori città, nella campagna e fuori dalle rotte segnate perchè ci
sono ancora un'infinità di ordigni inesplosi. Lentamente si
sta procedendo allo sminamento, reso difficile dalla mancanza
di mappe e indicazioni precise.
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